Maccagno con Pino e Veddasca | 27 Aprile 2023

Il Tavolo per la Pace dell’Alto Verbano incontra a Maccagno Vito Alfieri Fontana: testimone di disarmo

Venerdì sera al Punto d’Incontro l’ex proprietario di una ditta che produceva mine antiuomo racconterà la sua esperienza che lo ha portato a cambiare radicalmente vita

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(a cura del Tavolo per la Pace dell’Alto Verbano) Avrebbe dovuto succedere al padre, e invece ha scelto di non farlo. Ogni scelta cambia il corso degli eventi, in alcuni casi il cambio è radicale forse anche in proporzione alla fatica dello scegliere e dell’implicazioni che ne seguono. È quello che è accaduto a Vito Alfieri Fontana.

Vito Alfieri Fontana è un ingegnere ed ex proprietario della Tecnovar, azienda pugliese specializzata nella progettazione e nella vendita di mine antiuomo. La Tecnovar di Bari era un’eccellenza italiana e le trappole di Vito Alfieri erano tra le migliori in commercio.

Negli anni Novanta questa azienda si ritrovò al centro di una campagna di sensibilizzazione antibellica con l’intervento anche di don Tonino Bello.

L’ingegner Fontana racconta che qualcuno cominciò a inviare scatole per calzature, ma contenevano una scarpa sola. Andò avanti per settimane. Una scatola, poi dieci, poi cento. Erano pacchi senza mittente e senza francobolli, e il postino li consegnava lo stesso, anche se non era stata pagata la spedizione. Segno che perfino i portalettere «avevano compreso quello che noi, da dentro, non riuscivamo a capire».

In seguito a una profonda crisi esistenziale l’ingegner Fontana mise in discussione sé stesso, il suo lavoro e i rapporti con la sua famiglia. Era il 1993 quando capì l’impatto della sua produzione e iniziò un programma di ristrutturazione, allontanandosi dalle mine. La fabbrica non si poteva riconvertire.  Si assicurò che nessuno dei suoi dipendenti sarebbe rimasto senza le tutele di legge. E poi, nel 1997, chiuse la fabbrica.

Ma non gli bastò smettere di produrre strumenti di morte si candidò a un ruolo da sminatore nell’ex Jugoslavia. Lo presero subito.

Nel frattempo aveva collaborato alla stesura della Convenzione di Ottawa (la Convenzione internazionale per la proibizione dell’uso, stoccaggio, produzione, vendita di mine antiuomo e relativa distruzione) che venne firmata nel 1997 da 133 paesi.

La violenza delle mine anti-uomo riguarda trasversalmente il concetto di guerra a tutte le latitudini, per cui la piccola vicenda privata di un industriale d’armi italiano finisce per assumere risonanze ampie e universali.

Questa è la storia, vera e dolente, narrata ne “Il successore”, che il giovane regista Mattia Epifani, trentenne leccese, porta nel 2015 sullo schermo raccontando un conflitto interiore che affligge molti: quello tra dovere e coscienza.

Questa è la storia che lo stesso Vito Alfieri Fontana ci racconterà venerdì 28 aprile a Maccagno alle 21.00 presso il Punto d’Incontro in via Valsecchi 21, nel complesso dell’auditorium.

Vi aspettiamo. Il Tavolo per la Pace dell’Alto Verbano.

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