Porto Ceresio | 26 Aprile 2023

Porto Ceresio celebra il 25 aprile e si prepara per il 1° maggio

Oltre alle celebrazioni per il 25 aprile, tra le quali gli edifici sul lungolago illuminati con il tricolore, proseguono le iniziative con il mercatino dell'Antiquariato. Ecco i prossimi appuntamenti

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Come tanti paesi del territorio dell’alto Varesotto, anche Porto Ceresio ha voluto celebrare nel migliore dei modi la Festa della Liberazione, nella giornata di ieri, non solo con la Santa Messa nella Chiesa di S. Ambrogio, ma anche con il corteo sino al monumento ai Caduti, in piazza Bossi, l’alzabandiera, la deposizione della corona e il discorso del sindaco Marco Prestifilippo.

Inoltre, in serata, come ormai da tradizione, le abitazioni e gli edifici del lungolago del paese si sono illuminati di verde, bianco e rosso, omaggiando così il tricolore, in questa speciale ricorrenza, e rendendo suggestiva tutta l’atmosfera lacustre.

Infine, oltre l’appuntamento di Pasqua, sta continuando la kermesse del mercatino dell’Antiquariato, con le bancarelle che anche il 25 aprile sono state ospitate sul lungolago e che, anche grazie alla bella giornata di sole primaverile, ha visto tante persone curiosare tra gli oggetti d’antichità.

La prossima giornata con i mercatini, per la gioia di appassionati e collezionisti, è in programma il primo maggio, per proseguire poi il 18, venerdì 2 giugno, domenica 23 luglio, martedì primo e 15 agosto e domenica 22 ottobre.

Ecco il discorso del sindaco Marco Prestifilippo in occasione del 25 aprile.

Cittadini, autorità, rappresentanti delle Istituzioni e delle associazioni combattentistiche e d’arma,

celebriamo oggi il 78° Anniversario della Liberazione del nostro Paese dalla guerra, dalla dittatura e dall’occupazione nazifascista e quindi la riconquista della libertà con il ritorno alla democrazia. Mentre noi festeggiamo però fuori dai nostri confini, a meno di duemila chilometri, si combatte in Ucraina un conflitto con migliaia di vittime civili. È uno dei tanti conflitti che ancora affliggono il mondo, ma è il più vicino nel cuore della nostra Europa. Ecco quindi che questa giornata assume un significato ancor più importante e ci sta a ricordare quale deve essere il nostro impegno a preservare sempre pace e democrazia.

Oggi anche più di ieri, le celebrazioni del 25 aprile, che appartengono a tutti gli italiani, devono essere un tempo per parlare di pace, di giustizia e solidarietà civile e di democrazia.

Quando nel 1945 terminò la guerra, iniziò per l’Italia un lungo percorso di pace e di democrazia, che sono il nostro bene più grande. In nome della libertà e del rispetto reciproco, il nostro Paese è cresciuto e si è sviluppato portando sempre in alto quei valori che oggi vediamo minati in tanti posti del mondo. Alcuni molto vicini a noi. La fine della Seconda guerra mondiale e della dittatura che l’aveva generata, fa parte della nostra storia patria e della coscienza collettiva ed oggi questa festa nazionale lungi dall’essere un momento divisivo vuole essere un momento di condivisione e l’occasione in cui tutti insieme rinnoviamo l’impegno per la difesa della pace, perché dal sacrificio di tante vite umane discende ciò che siamo oggi e le conquiste civili che lasciamo ai nostri figli.

Oggi anche più di ieri, a distanza di decenni, questa giornata deve unirci nel ribadire con fermezza che la guerra non può essere un metodo per risolvere le controversie. Che la storia, attraverso il ricordo e la memoria, deve insegnare all’uomo a non ripetere gli orrori ed errori del passato. Difatti, la nostra Costituzione ripudia la guerra e per questo non solo la condanniamo, ma siamo attivamente impegnati nel cercare di aiutare le popolazioni colpite; anche questo è un modo concreto per fare ognuno la propria parte e seminare azioni positive. Lo dobbiamo fare vicino a noi, ma anche in paesi lontani e per questo, mi sento di ringraziare a nome dell’intera comunità Padre Davide Sollami per quello che fa e che è ritornato da poco da una delle innumerevoli missioni di pace nei territori del centr’Africa, colpiti dai conflitti che mettono a dura prova le innocenti popolazioni locali.

Oggi anche più di ieri, abbiamo sulle spalle la responsabilità del domani, del futuro che lasciamo alle nuove generazioni. Davanti a nuovi conflitti internazionali, le diatribe ideologiche di un secolo fa sono anacronistiche e strumentali. La pace, infatti, si manifesta e si esprime con il dialogo e con il rispetto che dobbiamo insegnare ai giovani, ai nostri figli e nipoti.

Ai giovani dobbiamo trasmettere la forza di rifiutare qualsiasi violenza, la capacità di difendere la democrazia contro le oppressioni, la serenità di giudizio al posto della tifoseria perché ogni cittadino può essere pompiere quando intravede una miccia che si accende. Essere protagonisti di un percorso di unità e di pace significa essere donne e uomini di valore, in grado di fare la differenza.

Oggi anche più di ieri, la festa della Liberazione non deve essere solo un momento per non dimenticare perché la Storia ci sta mettendo davanti agli occhi nuovi orrori. Questa giornata deve fare anche di più: ci deve aiutare a superare gli steccati ideologici. Istituzioni e singoli cittadini siano parte attiva affinché quello che sta succedendo, termini al più presto. Infine ancora un cenno alla nostra bella Costituzione che deve essere la nostra via e la nostra guida, non solo per i grandi valori che afferma, ma anche per i grandi obiettivi che ci pone, comprese quelli scritti al bellissimo articolo tre, che abbiamo voluto proprio nei mesi scorsi riportare su questa panchina proprio davanti al monumento. Sono quei valori per cui sono morti i nostri padri e sono essi che ci devono sempre guidare.

W la libertà
W l’Italia

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