Varese | 18 Aprile 2023

Cuveglio: cena a scrocco, pestaggio e sequestro. Nessun colpevole

La riforma Cartabia interviene sui fatti avvenuti a Ferragosto 2017, con vittima un 24enne che subì violenze per non aver saldato il conto al ristorante. Verdetto legato all’assenza di querela

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Il pubblico ministero aveva chiesto una severa condanna a quattro anni e otto mesi di reclusione, ma sul verdetto dei giudici sono intervenuti gli effetti della riforma Cartabia, che ha tolto la procedibilità d’ufficio per alcuni reati. Tra questi c’è (in alcune forme) il sequestro di persona, contestato a quattro uomini in un processo che si è concluso oggi in tribunale a Varese, e che era nato dai fatti scaturiti a seguito di una cena non pagata in un ristorante di Cuveglio (qui i dettagli). 

Gli imputati, un settantaquattrenne, i due figli di 39 e 43 anni e un nipote trentenne, difesi dall’avvocato Paola Bardelli, sono usciti dalla vicenda processuale perché “l’azione penale non deve proseguire”, data l’assenza di querela da parte della persona offesa, un ventenne che la sera di Ferragosto del 2017 aveva cenato nel locale gestito dalla famiglia delle persone poi finite a processo, lasciando il tavolo e il locale, dopo aver mangiato e bevuto in compagnia, senza pagare. 

Il giovane, dopo l’entrata in vigore della riforma Cartabia, non si è più rifatto vivo per rinnovare con una querela la sua volontà di chiedere l’intervento della giustizia per i fatti avvenuti nell’estate di sei anni fa. E i giudici non hanno applicato le nuove norme, stabilendo la “non procedibilità” nei confronti degli imputati. 

Secondo l’accusa erano stati i quattro finiti a processo ad avvicinare il ventenne nei parcheggi fuori dal supermercato “La Boffalora” di Cuvio, a picchiarlo, a caricarlo in macchina con la forza e a portarlo al vicino sportello bancomat del paese per costringerlo a prelevare i soldi della cena a scrocco che il ragazzo aveva consumato nel loro ristorante. Il denaro, 150 euro in tutto, è poi stato restituito alla ristoratrice dell’epoca, moglie dell’imputato più anziano, e la posizione del ventenne rispetto ai fatti era stata archiviata. 

La difesa, dopo le testimonianze ascoltate in dibattimento, aveva chiesto l’assoluzione per i quattro, puntando sull’assenza di certezze circa il coinvolgimento attivo di tutti gli imputati nelle violenze contro il giovane, e sul fatto che lo stesso, davanti ai carabinieri, presentava ferite incompatibili con la dinamica dell’aggressione, durante la quale la camicia che indossava era stata strappata all’altezza della spalla. I giudici hanno infine accolto la richiesta del difensore di convertire l’accusa di rapina in quella di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone (articolo 393 del codice penale), per la quale si può procedere, anche in questo caso, solo con la presentazione di una querela da parte della persona offesa.  

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