Per alcune colleghe era un’insegnante premurosa e con tanta pazienza, messa a dura prova da un gruppetto di piccoli alunni indisciplinati. Per la Procura di Varese, invece, i metodi usati per tenere sotto controllo la classe, urlando e strattonando, andavano oltre ciò che è concesso dal ruolo educativo, tanto che la maestra – classe 1963 – è oggi accusata di abuso di mezzi di disciplina in un processo in corso in tribunale a Varese.
Accusa che fa riferimento a fatti risalenti al 2016 e al 2017, che all’epoca misero in allarme alcuni genitori di alunni iscritti alla scuola primaria di un paese situato a pochi chilometri dalla Valcuvia. I figli tornavano a casa e raccontavano quello che la maestra faceva in aula. Furono poi alcuni segni sul corpo dei bambini a far scattare le indagini.
«Mio figlio diceva che quando la maestra lo strattonava la sua maglietta faceva “crac“, e una volta ha raccontato di una caduta dalla sedia causata proprio dalla maestra», ha affermato ieri da testimone uno dei genitori coinvolti nella vicenda. Quattro si sono costituiti parte civile nel processo, per ottenere un risarcimento.
Di quella maglietta lacerata il testimone non ha memoria (quanto alla caduta dalla sedia, la maestra, contattata dalla famiglia, disse che il bambino aveva fatto tutto da solo) ma ricorda bene – al pari dell’anziano padre, sentito a sua volta davanti al giudice – che il figlio, solitamente solare e vivace, iniziò ad un tratto a chiudersi in se stesso, a mostrare paura e insicurezza per ogni cosa. Non si trovava più bene in quella scuola e infatti, successivamente, cambiò istituto. «Oggi che nostro figlio ha quattordici anni i problemi non sono risolti – ha aggiunto il genitore – Dorme ancora con noi nel lettone, ha delle crisi di pianto allucinanti, va spesso nel panico e ha una scarsa autostima».
Possibile che queste circostanze siano legate a quanto avvenuto a scuola ormai diversi anni fa? Per una psicologa sentita ieri dalle parti il legame non è da escludere: certi comportamenti – ha spiegato l’esperta – sono sempre fattori di rischio per la crescita dei bambini, e possono generare fenomeni di stress post traumatico che, nei soggetti più fragili, possono manifestarsi anche dopo un singolo episodio. Oppure a distanza di anni.
Dopo che il caso era scoppiato, non tutti i genitori dei bambini iscritti a quella classe puntarono il dito contro l’insegnante. Tanto che ci fu una raccolta firme per chiederne il reintegro dopo una momentanea sospensione dal ruolo. L’allora responsabile di plesso e una maestra, ascoltate in dibattimento, hanno negato di aver mai assistito a comportamenti violenti della donna oggi a processo. Violenti e pericolosi erano invece i giochi che facevano i bambini più irrequieti della classe, stando a quanto dichiarato dalle due testimoni.
I loro problemi comportamentali erano preoccupanti. Modi di fare che rendevano i bambini aggressivi nei confronti degli adulti e degli alunni più piccoli. A un certo punto – hanno ricordato le testimoni – fu contattata una terapeuta per un percorso da affrontare in classe, finalizzato a correggere certi atteggiamenti. «Lei – ha sottolineato una delle due testimoni riferendosi all’imputata – ci ha sempre parlato dei problemi di quella classe. E cercava sempre di andare incontro ai bambini, di tranquillizzarli, di parlargli». Nulla a che vedere, insomma, con le accuse di essere un’insegnante manesca, che strattonava gli alunni fino a lasciargli i lividi.
Gli stessi alunni – ritenuti ingestibili e irrispettosi anche dagli insegnanti che presero il posto dell’odierna imputata – potrebbero ora essere sentiti dalle parti prima della conclusione del dibattimento, come richiesto dal pubblico ministero, per ripercorrere nel dettaglio – e ascoltando i diretti interessati – ciò che fu messo a verbale dai genitori. Al ritorno in aula, inoltre, verranno visionati i filmati relativi alle intercettazioni ambientali disposte nella scuola dalla Squadra mobile della Questura di Varese durante le indagini.
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