Luino | 21 Marzo 2023

“La strada è delle persone”: mobilità e sicurezza sempre più al centro del futuro di Luino

Domenica sera l’incontro al Verbania con Marco Scarponi, Stefano Garzelli, Alfredo Drufuca e Matteo Dondè. Dal Rotary un riconoscimento al grande lavoro della Fondazione Scarponi

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La “Città dei Bambini”, il nuovo piano urbano della mobilità, il Biciplan: sono diversi i progetti che il Comune di Luino ha in mente per provare a rendere la città un luogo che sia a misura di tutti, più sicuro e, per questo, più vivibile da parte di ciascuno.

E un’occasione in più per parlare di questi temi, anche insieme alla cittadinanza, è stato l’incontro che si è tenuto domenica sera a Palazzo Verbania, in collaborazione tra l’amministrazione e la Fondazione Michele Scarponi.

Con il presidente dell’associazione, Marco Scarponi – fratello del corridore ucciso in allenamento, nel 2017 dal conducente di un automezzo – si sono confrontati sull’importante tema, guidati dal giornalista Sergio Gianoli, l’ex corridore e campione di ciclismo nativo di Besano Stefano Garzelli, l’architetto Matteo Dondè e l’ingegnere Alfredo Drufuca.

Da sei anni, ormai, la Fondazione ha avviato un percorso volto a porre sempre di più l’attenzione sulla mobilità sostenibile e sulla sicurezza stradale, cercando di sensibilizzare non solo le istituzioni, ma soprattutto i cittadini e gli studenti, attraverso conferenze, formazione e progetti di educazione stradale, a un radicale cambio di rotta e di mentalità.

«Su argomenti come questo, l’educazione è importante, ma conta anche molto il gesto, l’esempio, e questo purtroppo manca – ha ribadito Scarponi – perché abbiamo una visione di mobilità individuale e non comunitaria. Possiamo fare il salto verso una nuova cultura della sicurezza stradale e dobbiamo farlo: molti Paesi europei lo stanno già facendo da tempo e le vittime della violenza stradale sono diminuite. In Italia, invece, non abbiamo la volontà di affrontare questo tema con tutte le convinzioni e le risorse che servono».

Una differenza, quella con altre nazioni, ben espressa anche dal racconto di Garzelli che, da anni, vive tra l’alto Varesotto e la Spagna: «La differenza tra andare in bici qua e là è imbarazzante: in Spagna ci sono addirittura 2 metri di rispetto per chi sorpassa un ciclista. Io quando esco in bici da queste parti ho paura», ha ammesso riportando la denuncia fatta da Wout Van Aert (uno dei quattro atleti più forti attualmente nel panorama ciclistico internazionale) dopo un allenamento svolto venerdì scorso, alla vigilia della Milano Sanremo, sulle strade del basso Varesotto e del Comasco, definito “il peggiore dell’anno” proprio per la mancanza di sicurezza riscontrata sulle strade.

Van Aert, belga, proviene da uno di quei Paesi, come Olanda, Spagna e Slovenia, in cui si sta investendo molto in termini di cultura della sicurezza, mentre «qui c’è da lavorare tanto, pur sapendo che a livello di spazi l’Italia non è la Spagna e che risulta più difficile risolvere il problema. Difficile, ma non impossibile – ha chiosato Garzelli complimentandosi con il Comune per aver intrapreso questa iniziativa – Ci vuole l’aiuto delle autorità, per far capire che non si tratta di un duello tra automobilista e ciclista, ma che servono convivenza e rispetto da parte di tutti».

Ma tutto questo, a Luino, come si concretizzerà? A dare qualche anticipazione in merito è stato l’ingegner Drufuca, AD della società incaricata da Palazzo Serbelloni proprio per la redazione del nuovo piano urbanistico della viabilità: «Non possiamo accettare che sia la “legge del più forte” a comandare. Gran parte dell’incidentalità è dovuta ai comportamenti errati e al fatto di aver reso le città a misura di auto e non di tutti: per questo occorre dire “no” alle auto nel momento in cui certi comportamenti determinano la perdita del senso stesso della città, che deve poter essere vissuta da tutti, a partire dai bambini e dagli anziani».

«A Luino – ha chiarito entrando più nel dettaglio – c’è sicuramente il centro storico che attende di essere rispettato di più, e questa è una delle cose su cui vogliamo lavorare. L’altro tema è la zona in cui si trova l’Istituto Comprensivo “Bernardino Luini”. Ci sono auto parcheggiate ovunque, genitori che fanno manovra mentre i bambini escono da scuola: è un luogo che non può esistere, una città non può vivere così – ha sostenuto Drufuca – Questi sono i due punti che vorremmo affrontare subito per iniziare a riportare un po’ di civiltà. Si può e si deve fare. E lo faremo». Confortati da due esempi che fanno di Luino una città che, a voler ben guardare, si è già mossa almeno un pochino da questo punto di vista: il mercato, che ogni mercoledì comporta la chiusura delle vie del centro ai veicoli, e la realizzazione del nuovo lungolago pedonale.

Quello della viabilità, ha puntualizzato poi l’assessora Francesca Porfiri – presente alla serata insieme al sindaco Enrico Bianchi, alla vicesindaca Antonella Sonnessa e all’assessore Ivan Martinelli – è un tema «prevalente», soprattutto per le scuole, che è emerso anche durante gli incontri svolti con i residenti delle varie frazioni della città negli scorsi mesi. Alcune soluzioni sono già state elaborate proprio per dei casi specifici emersi durante questi confronti, mentre i tecnici sono al lavoro su numeri e dati e le interlocuzioni tra l’ingegner Drufuca e il Comune proseguono speditamente. «Avere uno spazio pubblico e una città accogliente per tutti – ha ribadito – è un obiettivo di punta per la nostra amministrazione».

A portare alcuni dati concreti, persino brutali, che evidenziano tutta la problematicità delle nostre strade è stato invece l’architetto Matteo Dondè: «La violenza stradale è quotidiana: ogni giorno nove persone muoiono sulla strada e il 50% sono automobilisti. Nel solo 2022 i decessi per incidente stradale sono cresciuti del 9%. Sono numeri che fanno impressione, soprattutto se paragonati a quelli di Paesi come la Germania e il Regno Unito: abbiamo rispettivamente il doppio e il triplo dei morti per milione di abitante rispetto a loro».

Una mancanza di sicurezza che incide pesantemente, ad esempio, sull’autonomia di movimento dei bambini nel tragitto casa-scuola, sul loro sviluppo, sulla loro salute e addirittura sul loro apprendimento. È stato infatti dimostrato che chi si reca a scuola in bici o a piedi ha una maggiore capacità in tal senso, ma, come un gatto che si morde la coda, è proprio la scarsa sicurezza stradale a fare da deterrente nel ricorso a modi di spostamento alternativi all’auto.

Ecco allora come la riduzione della velocità in ambito urbano e il cambio di comportamenti e abitudini possono portare a un miglioramento dell’intero sistema viabilistico per tutti e a guadagnare spazio da destinare ad altre funzioni (marciapiedi più larghi, ciclabili, dehors, nuove piazze, alberi): «Cambiare l’uso della strada ci riguarda tutti, ha un effetto sulla qualità di vita delle persone – ha spiegato Dondè – La strada non è solo dell’automobile e renderla sicura non significa dire in toto “no” alle auto, ma “aggredire” l’uso spesso inutile che se ne fa: basti pensare che la maggior parte dei percorsi urbani compiuti in auto è di 3 chilometri. E così facendo si favorisce chi l’auto la utilizza per necessità e per lavoro. È questione di cultura e di rispetto delle persone: senza fare questo passaggio non si riesce ad avere delle città vivibili».

La conclusione, condivisa da tutti gli intervenuti, al termine del dibattito non può che essere dunque una sola: «È importante che lo spazio torni a insegnare e a parlare a tutti. Al centro della strada c’è la persona. Le strade non sono delle auto, ma delle persone».

E come segno di riconoscimento «per l’impegno profuso nell’educazione stradale e civica», il presidente del Rotary Club Laveno Luino Alto Verbano Paolo Soattini ha consegnato a Marco Scarponi una targa al merito dedicata alla Fondazione.

«Sono molto soddisfatto per il livello elevatissimo dei temi trattati e per il contributo fornito da ciascuno dei relatori che hanno tracciato una via che abbiamo il dovere di seguire – è il commento, a margine dell’evento, dell’assessore Martinelli – Lo dobbiamo ai nostri figli, alla nostra città. Con Fondazione Michele Scarponi e con l’amico Marco insieme ad Albino Rossetti ci rivedremo senz’altro il prossimo anno e speriamo possa essere l’occasione per constatare il miglioramento della qualità delle nostre strade e della nostra città».

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