Torna al “Sociale” di Luino la stagione teatrale, organizzata dall’amministrazione comunale insieme a “Claps”, con lo spettacolo di Francesco Pellicini dal titolo “Ciano Nanni”, per un omaggio al noto chansonnier e fondatore de “I Gufi”, Nanni Svampa.
Dopo aver ricevuto il placet della famiglia, Pellicini ha studiato un percorso con musica dal vivo, composto da canzoni tratte dal repertorio di Georges Brassens, canzoni della “mala milanese”, della tradizione popolare lombarda sino al mitico cabaret de “I Gufi” (Svampa, Brivio, Magni, Patruno), oltre a ricordi personali dell’artista luinese con il suo “padre artistico” Svampa.
Si tratta di un intimo e sentito ricordo dell’artista milanese, attraverso un viaggio nel quale viene ripercorsa l’intera carriera del fondatore de “I Gufi”. Lo schema è quello del teatro canzone: una chitarra (Paolo Pellicini, a sua volta chitarrista di Roberto Brivio de “I Gufi” e storica spalla di Francesco), una fisarmonica (Fazio Armellini), un leggio e la voglia di raccontare un patrimonio culturale di inestimabile valore.
«Si tratta di uno spettacolo che ho creato perchè mi sentivo in dovere di farlo anche se non amo i tributi – esordisce Francesco Pellicini -. Adoro fare mie cose, al di là delle produzioni di storie teatrali/omaggi, dedicati a Meroni e Riva. Oggi faccio questo mestiere e lo devo proprio a Nanni, che mi ha reso simile a lui sia sul palcoscenico che nella gestione del management e delle attività».
«Nanni è stata quella persona che, quando non avevo ancora la minima intenzione di fare questo lavoro, prima di tutti mi chiamò e mi disse: “la signora Corsini mi ha dato il tuo nome, se mi piaci vieni in giro con me”. Tutto è iniziato in una serata, a metà degli anni ’90, alla Vecchia Pesa. Ricordo che ancora non avevo la patente – racconta ancora l’artista luinese -, e poco dopo Nanni mi ha dato la possibilità di aprire i suoi concerti-cabaret, venti minuti a disposizione come ospite che mi sono serviti per capire la direzione che mi sarebbe piaciuto dare alla mia vita».
Da lì è iniziata la carriera con la direzione artistica del Teatro di Saronno, la consulenza per il Teatro Nazionale o la direzione artistica dei festival che organizza da anni ormai sul territorio, senza dimenticare l’attività teatrale tra Meroni, Riva, Legnanesi, Andrea Vitali e Mogol, e quella musicale con i “Delfini d’Acqua Dolce” e la “Premiata Ferramenta Vanoli”, con la quale esordirà nei prossimi mesi.
«Riprenderò la sua trasversalità e le sue criticità – continua ancora Pellicini -: solo in apparenza sembrava metodico e ragioniere nel fare uno spettacolo. Cercherò di ripercorrere quasi tutte le tappe, raccontando aneddoti ai quali sono sempre stato legato. Passavo giornate a sentire le sue storie, le sue esperienze, e per questo ho deciso anche di dedicargli una poesia, parlando anche di Roberto Brivio che, insieme a Nanni, è stato una grande fonte di ispirazione per me».
«Nanni aveva uno humour inglese ed una freddura comica senza pari – conclude Pellicini -, era un uomo molto spigoloso, ma allo stesso tempo di una generosità infinita. Sembrava burbero, ma da lui ho imparato a capire la professionalità, l’arte, i suoni e la serietà. La sua grandezza è stata quella di riuscire a interpretare sé stesso in mille modi tra teatro, regia e canzone, rimanendo fedele e coerente al suo percorso. Con questo spettacolo per me si chiude un cerchio, perchè tutto è nato a Luino e torna nella mia città, anche se oggi Nanni non c’è più. Grazie a sua moglie Dina, che mi ha dato l’ok ad andare in scena, riempiendomi di orgoglio: cercherò di portare il suo nome in tour con questo spettacolo nei prossimi mesi».
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