(Di Renzo Fazio, dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato”) Molto è stato scritto e trasmesso in TV nei giorni scorsi a seguito della scomparsa del noto giornalista e conduttore tv Maurizio Costanzo, avvenuta venerdì 24 febbraio, sicuramente però in nessuno dei molti ricordi si è fatta menzione di uno strettamente legato a Germignaga e che ora vi racconto.
Era il 30 gennaio 1978 quando al solito orario delle 22:40 circa di ogni lunedì, iniziava una nuova puntata di “Bontà loro” il primo talk show trasmesso in diretta dai canali RAI dallo studio 11 di Roma e iniziato il 18 ottobre 1976. Trasmissione fortunatissima che diede ben presto notorietà al suo presentatore raggiungendo punte di ascolto di 13 milioni di spettatori, una cifra incredibile a quei tempi per una trasmissione televisiva in onda nella fascia d’orario della seconda serata.
Il format previsto da Maurizio Costanzo era molto semplice: in ogni puntata c’erano ospiti in studio due personalità illustri e un terzo invitato ai più sconosciuto, in pratica un cittadino qualunque. Nello studio televisivo la scenografia era unicamente composta dalle poltrone per gli ospiti e uno sgabello per il conduttore, un tavolino, un orologio a cucù e da una finta finestra che veniva chiusa all’inizio della trasmissione. Chiusura così giustificata dal conduttore: “Lasciamo fuori l’agitarsi, la confusione, il frastuono e leggiamoci dentro”. Poi iniziava la chiacchierata con gli ospiti a seguito delle domande di volta in volta formulate.
In quella puntata del 30 gennaio 1978 le due personalità celebri erano Romolo Valli, attore e Direttore all’epoca del Festival dei 2 mondi di Spoleto ed Eugenio Scalfari, giornalista, scrittore e da due anni fondatore del quotidiano “La Repubblica”. Il terzo invitato era invece un campano di origine, ma germignaghese di adozione: Alfredo Di Stasio, classe 1936, ai tempi capostazione delle Ferrovie dello Stato a Porto Valtravaglia, carriera iniziata con lo stesso ruolo a Pino Lago Maggiore, successivamente a Luino, e poi conclusa con il ritorno a Pino Lago Maggiore.
Grazie ad un articolo di Ugo Buzzolan, considerato l’inventore della critica televisiva in Italia, trovato sul quotidiano torinese “La Stampa” e pubblicato due giorni dopo la trasmissione, possiamo senz’altro affermare che Alfredo Di Stasio fece in quella puntata un’ottima figura. Così scrisse di lui nell’articolo: «Questo capostazione ha fatto capire di essere un tipo tutt’altro che sprovveduto e impreparato. E’ chiaro che i suoi interessi non sono soltanto concentrati sulle rotaie e sugli scambi perché ad un certo momento ha posto a Valli una domanda sulla dissacrazione che Carmelo Bene fa dei testi shakespeariani (Valli insinuava poi che la domanda era stata suggerita malignamente da Costanzo, ma Costanzo ha negato con sorniona indignazione). Comunque anche sulla sua attività specifica il Di Stasio aveva evidentemente delle cose importanti da dire: ha accennato ad amarezze sul lavoro, ha accennato a lassismo e menefreghismo nelle ferrovie (una delle ragioni del ritardo dei treni)».
Come è ovvio, la trasmissione vide come principali destinatari delle domande i due importanti ospiti. Lo si capisce dalla lettura di altri passi dell’articolo: «L’altra sera solo a guardare verso Valli e Scalfari c’era da restare intimiditi. Costanzo ha detto che per barbe, capellature, occhiali, struttura fisica ecc. ecc. sembravano personaggi della cosiddetta “belle epoque”. Sì, Indubbiamente, ma i personaggi della “belle epoque” suggeriscono per vecchia tradizione un’idea di spensierato e di godereccio che sta tra la bottiglia di champagne e II can-can. Qui invece, nonostante l’affabilità dell’attore e del giornalista eravamo piuttosto sull’austero, sull’autorevole, a tratti addirittura sul cattedratico. Che fa in circostanze come queste un capostazione di Valtravaglia? Sta lì ad ascoltare, lieto di assistere ad un incontro a così alto livello. E quando la parola tocca a lui, cerca di cavarsela come meglio può: la sua preoccupazione è soprattutto quella di non far cattiva figura di fronte ai forbiti eloqui e alle meditate riflessioni degli altri due».
Prima della fine della trasmissione (che avveniva con la riapertura della finta finestra dello studio), vi era una domanda che veniva sempre posta da Maurizio Costanzo e che divenne un vero e proprio modo di dire, più volte citata anche nelle cronache recenti: «Cosa c’è dietro l’angolo?» A quest’ultima domanda possiamo dire che Alfredo di Stasio si guadagnò un bel dieci e lode: Eugenio Scalfari rispose: «C’è lo sfacelo di tutto se non adempiamo a certi precisi doveri civili», Romolo Valli dichiarò: «C’è un’Italia che ha sì dei mali, ma dei mali che potrebbe superare con le sue capacità», mentre Alfredo Di Stasio, con commosso cuore partenopeo disse: «Ci sono i bambini! Pensiamo alle generazioni future! Pensiamo ai nostri figli!». Credo un bel ricordo per sua moglie, Ornella Cout, per la figlia Federica e gli amati nipoti.
Grazie alla disponibilità di Ornella ho potuto quindi comporre il collage odierno (vedi post sulla pagina Facebook) con le immagini di Alfredo Di Stasio fotografato ad inizio carriera, insieme a sua madre presso la stazione di Pino Lago Maggiore (vedi foto di copertina) e ancora lui nella stessa stazione, pochi mesi prima della sua scomparsa, avvenuta lo scorso anno. Sopra a sinistra invece, uno “screenshot” di un breve video di 47 secondi trovato su Youtube relativo a quella puntata: Alfredo di Stasio è seduto a destra, Maurizio Costanzo davanti alla finta finestra, fra Romolo Valli a sinistra ed Eugenio Scalfari al centro. Sul video la scritta in sovrimpressione indica Bontà loro (1976) data evidentemente riferita all’inizio di questa storica trasmissione televisiva che terminò nella primavera del 1978.
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