Mentre la vita si sta spegnendo, una persona appositamente formata prende per mano il malato e lo accompagna lungo un percorso fatto di racconti e memorie, utile a dare senso e dignità a quei momenti in cui la sofferenza rischia di prevalere su ogni cosa.
La figura che assiste il malato, facendo leva principalmente su ascolto e scrittura, è quella del biografo ospedaliero e nasce da un’idea di Valéria Milewski, cinquantenne dipendente di un ospedale francese e presidente di “Passeur de mots et d’histoires”, associazione che da anni si occupa di diffondere il metodo messo a punto dalla donna, e ora conosciuto in tutto il Paese.
Milewski, riporta Il Corriere della Sera, scrive circa una ventina di biografie ogni anno. Un libro può arrivare anche a 400 pagine, e alla conclusione della vita del paziente viene consegnato ad una persona indicata dal paziente stesso, al fine di conservare la memoria di quanto vissuto e tramandarla all’interno della famiglia.
Ad aprile in Francia si terrà un convegno che servirà – sottolinea Il Corriere – come fase di preparazione ad una riforma sul fine vita. Milewski prenderà parte all’appuntamento e proporrà di istituire un diploma universitario, così da rendere ancora più centrale e strutturata la figura del biografo ospedaliero.
© Riproduzione riservata

Vuoi lasciare un commento? | 0