Varese | 24 Febbraio 2023

Luino, lite a scuola e mani addosso alla collega: 60enne a processo

I fatti risalgono al 2016 ma il procedimento penale è ancora in corso e una collaboratrice scolastica dell'Isis deve rispondere di lesioni aggravate. In tribunale il racconto della persona offesa

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Lo aveva capito appena entrata a scuola, di prima mattina, che qualcosa non andava. Era bastato incrociare la collega, collaboratrice scolastica dell’Isis “Carlo Volontè” di Luino, per leggere nel suo sguardo l’intenzione di fare i conti per qualcosa che non era andato esattamente secondo i piani. Era un giorno di inizio novembre del 2016 e a quelle occhiatacce seguì uno scontro verbale poco amichevole. E poi ancora uno scontro fisico.

Risultato? Un grande spavento e un forte dolore alla spalla per un’assistente amministrativa, che nei giorni scorsi ha testimoniato in tribunale a Varese su quell’aggressione di più di sei anni fa, nel processo dove la persona accusata di averle messo le mani addosso, all’inizio di quella giornata fuori dagli schemi, deve rispondere di lesioni personali aggravate.

La portata della contestazione è nei centotré giorni di infortunio riconosciuti dall’Inail all’assistente, parte civile nel procedimento, dove è assistita dall’avvocato Corrado Viazzo. La donna davanti al giudice ha ripercorso ogni attimo di quell’episodio, dalla sfuriata partita poco dopo le 7.45 di quel giorno, per un ordine di servizio compilato male, con conseguenti ripercussioni sull’organizzazione dei turni dei collaboratori, agli insulti che erano volati in ufficio, insieme ai fogli sulla scrivania, mentre si cercava di individuare la svista. Fino al momento più concitato del battibecco.

«Io e la segretaria ci eravamo allontanate da lei – ha ricordato in aula la persona offesa riferendosi all’imputata, sessantenne, difesa dall’avvocato Gianluca Vissi – Eravamo fuori dall’ufficio dove avevamo discusso. Lei deve aver sentito che avevo intenzione di chiamare i carabinieri e a quel punto è uscita sbattendo la porta, si è messa di fronte a me e ha cominciato a sbattermi contro il muro. Più urlava, più si caricava. Mi sono rimasti i segni sulle braccia».

In ospedale, diverse ore dopo, l’impatto di quel trauma fu quantificato in pochi giorni di prognosi. Ma le cose cambiarono una volta aperta la procedura di infortunio, con la successiva risonanza magnetica sulla stessa spalla per la quale, alcuni mesi prima, la dipendente dell’istituto si era sottoposta ad un intervento, affrontando inoltre un periodo di riabilitazione che l’aveva tenuta a lungo lontano dalla scuola.

A quella prima assenza ne seguì una seconda – a causa della lite – fatta di nuovi sacrifici per rimettersi in sesto, di dolore fisico ma anche – a detta della persona offesa – di una sofferenza psicologica per quanto successo a scuola. Una sofferenza manifestata in particolare con ripetute crisi di pianto. Il tutto però mal si concilia – ha fatto notare in udienza l’avvocato Vissi – con la decisione dell’assistente, alcune settimane dopo i fatti, di partire per una crociera, “raccontata” agli amici di Facebook con una foto in abito da sera, scattata sulla nave. «Avevo già prenotato il viaggio», ha spiegato la donna.

L’allora dirigente Lorena Cesarin decise di mettere la vicenda nero su bianco con un provvedimento disciplinare. Un rimprovero scritto per la collaboratrice scolastica, motivato – ha spiegato da testimone l’ex dirigente – da un comportamento contrario ai valori della scuola: «Nonostante l’alterco – ha sottolineato Cesarin – avrebbe dovuto rivolgersi ad un superiore ed evidenziare il problema». Invece, abbandonata la calma, si andò oltre.

Ora si attende il ritorno in aula, previsto per l’estate. L’imputata potrà fornire la propria versione dei fatti, poi la parola passerà agli avvocati e al pubblico ministero per le rispettive conclusioni. Quanto al rapporto tra le due dipendenti, non ci sono stati ulteriori litigi: «Mi sono trasferita», ha detto in udienza la persona offesa. «Quando la vedevo – ha aggiunto parlando della collega oggi a processo – mi veniva l’ansia».

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