Si celebra oggi, 11 febbraio, la Giornata mondiale del Malato, istituita nel 1992 per volontà di Giovanni Paolo II. La ricorrenza, arrivata quest’anno alla sua trentesima edizione, è stata voluta dalla Chiesa Cattolica per non dimenticare chi soffre e chi si prende cura dei malati. La data scelta per questo appuntamento non è casuale: viene celebrato l’11 febbraio, memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Lourdes.
Per questa ragione anche la Fondazione Monsignor Comi, tra giovedì e ieri, ha voluto commemorare questa giornata con l’intento di promuovere la centralità degli ospiti, come viene già fatto quotidianamente nell’attività quotidiana della struttura, promuovendo due Sante Messe, nella Casa Albergo giovedì e una presso la Struttura Protetta ieri, alla quale hanno partecipato anche il sindaco Enrico Bianchi e la vicepresidente del CdA, Enrica Nogara.
Così siamo andati ad ascoltare da vicino due persone, Marcella Giuliani e il cavalier Giovanni Lusa, che vivono presso la casa di riposo da alcuni anni e che, dopo le tante preoccupazioni legate all’emergenza sanitaria, sono riusciti a tornare alla normalità all’interno del “Comi”, con tante attività svolte nel corso delle giornate.
«Dopo otto mesi trascorsi a Muceno – commenta Marcella -, non nego che all’inizio l’ambientamento non è stato facile, ma grazie alle operatrici sanitarie piano piano si è creato un bel legame. Sin da subito sono stata accolta bene e sento il loro affetto. Ho una compagna di stanza con la quale vado d’accordo, tra cruciverba, libri da leggere, televisione e attività da svolgere, dalla mattina alla sera. Io adoro leggere, i libri mi regalano tanti piccoli mondi che mi permettono di viaggiare con la mente, è fondamentale alla mia età».
Dello stesso parere anche il cavalier Giovanni Lusa, che ha raccontato numerosi aneddoti della sua vita, trascorsa tra il Canton Ticino e Luino. «Fino al 2020 stavo benissimo, poi ho avuto problemi alle ginocchia, ai quali si è aggiunta anche la perdita di mia moglie. Speravo guarisse ma non ce l’ha fatta – racconta Giovanni Lusa -. I miei figli vivono in Svizzera, e così dopo qualche mese ho deciso deliberatamente da solo di richiedere l’ingresso al Comi, dove c’erano già alcuni miei amici».
«Mi trovo benissimo – continua Lusa -, anche se all’inizio cambiare così radicalmente le abitudini non è stato semplice. Oggi, però, posso dire di trovarmi bene e ho le giornate piene. Al mattino sono impegnato negli esercizi fisici, e dopo pranzo inizio a scrivere al computer i miei ricordi di gioventù e della Luino di una volta, partendo dal mio “quartiere giallo” (in via Felice Cavallotti, ndr). Scrivo tantissimo perché gli argomenti sono numerosi, il tempo non mi basta mai e la sera organizzo sempre quello che devo fare il giorno seguente».
«In questo momento sto scrivendo una cronistoria dal momento in cui sono entrato qui – spiega ancora il cavaliere della Repubblica ed ex presidente della SOMS Luino -: ho trovato persone squisite e tutte le figure che lavorano dovrebbero avere un monumento per quanto fatto durante il periodo del Covid, per le condizioni in cui erano costrette ad operare. Sono brave e pazienti, sempre disponibili ad ascoltarci e ad aiutarci».
«Tra le prime azioni del mio mandato ho ritenuto importante celebrare la festa del malato – commenta per l’occasione il neo direttore della Fondazione, Fausto Turci -. È per me la prima occasione di affermare la centralità dell’ospite intorno alla quale muovere la nostra organizzazione».
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