“Leggiuno, Leggiuno, non interessi più a nessuno?!!“, questo lo striscione posizionato davanti all’ingresso del Tribunale di Varese questa mattina per il futuro ancora incerto della Leggiuno Spa, autentico fiore all’occhiello del made in Italy per quanto riguarda la produzione di tessuti artigianali per marchi di alta moda, con più di cento anni di storia ed attualmente di proprietà indiana.
Già nel mese di luglio l’azienda era stata messa in liquidazione, ma oggi la situazione è ancora più preoccupante, quindi i sindacati, dopo le dichiarazioni di settimana scorsa, a mezzo stampa, oggi sono scesi in piazza, davanti al Tribunale di Varese, per esprimere tutto il proprio disappunto insieme alla settantina di lavoratori circa.
«Noi siamo qui oggi a manifestare perchè il commissario della Leggiuno Spa, che è un’azienda storica del territorio, sta pensando di procedere con un’istanza di fallimento – dichiara Alessandra Savoia, rappresentante sindacale della FEMCA CISL –. Quindi oggi dovrebbe essere il giorno nel quale sarà deciso se l’azienda potrà proseguire l’attività oppure dovrà fermarsi e andare in fallimento».
«Per questo abbiamo coinvolto i settanta lavoratori, che sono rimasti ancora in forza – continua Savoia -. Si tratta di settanta famiglie nella zona di Leggiuno, una zona dove non ci sono tantissime aziende, un’area per noi molto importante, è un’azienda storica. Ci teniamo che la Leggiuno Spa possa procedere e possa andare avanti con la propria attività lavorativa. È vero che è in concordato, ma dato che ci sono stati degli interessamenti da parte di alcune società o fondi esteri, speriamo che qualche azienda del territorio la possa acquisire e andare avanti con l’attività, in modo si possa continuare a lavorare».
Negli scorsi giorni il dottor Fortis, liquidatore della Leggiuno Spa, aveva comunicato ai sindacati che il Giudice del Tribunale di Varese non dovrebbe prendere in considerazione la continuazione dell’attività produttiva della Leggiuno, e probabilmente per decretare l’istanza di fallimento.
Oggi la società incontrerà il giudice fallimentare per parlare del futuro, con l’obiettivo di avere più tempo per valutare il passaggio ad un nuovo proprietario, mentre il presidio dei lavoratori cercherà di fare in modo che la cassa integrazione straordinaria, già convalidata dalla regione Lombardia e dal Ministero, possa continuare.
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