Roma | 28 Gennaio 2023

Frontalieri: «Proroga fino a giugno per smart working poi accordo strutturale con Berna»

Il senatore Pd Alessandro Alfieri: «Ho presentato un ordine del giorno al Senato per chiedere al Governo una rapida proroga dell'Accordo amichevole Italia-Svizzera sul lavoro da remoto»

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Il prossimo primo febbraio decade l’accordo amichevole ITA-CH, che permetteva di svolgere il telelavoro ai frontalieri senza che ciò comportasse conseguenze al proprio status giuridico e fiscale.

«Dopo la pandemia il mondo del lavoro è cambiato profondamente e, anche per quanto riguarda i frontalieri, è diventato un tema importante lo smart working», esordisce il senatore varesino Alessandro Alfieri.

«Per questo motivo ho presentato un ordine del giorno al Senato per chiedere al Governo una rapida proroga, fino a giugno 2023, dell’Accordo amichevole Italia-Svizzera sul lavoro da remoto e un impegno dell’esecutivo per costruire nel frattempo un’intesa con Berna per regolare definitivamente lo smart working con soglie fino al 40%», prosegue ancora il senatore Pd.

«Il mio ordine del giorno sarà discusso martedì – conclude Alfieri – spero che il Governo dimostri attenzione per il nostro territorio e per una economica di frontiera in trasformazione anche dal punto di vista digitale».

«Già alla fine di questa estate e più volte ripetutamente in occasione di provvedimenti che hanno riguardato l’economia transfrontaliera – dichiara anche Massimo Mastromarino –, in qualità di Presidente dei Comuni di Frontiera, ho sollecitato un provvedimento di proroga o di definizione di un nuovo accordo, che considerasse come il lavoro a distanza sia di fatto diventato strutturale non solo per i frontalieri ma anche per l’economia di confine».

«Auspichiamo che il Governo arrivi rapidamente ad una soluzione per superare la situazione attuale che al momento penalizza non solo i lavoratori frontalieri ma anche il sistema economico di frontiera», conclude Mastromarino.

«Se non si rinnoverà l’accordo tra Italia e Svizzera sui vincoli legati alla presenza fisica dei frontalieri sui luoghi di lavoro, ci saranno ripercussioni sui nostri frontalieri e sarà necessaria una modifica dei flussi di lavoro e dell’organizzazione interna delle imprese che ormai, in oltre due anni e mezzo, si erano consolidati ed efficientati. Oltretutto, la decisione di non rinnovare l’accordo si trova in aperto contrasto con la posizione dell’Unione Europea, la quale ha invece prorogato fino al 30 giugno prossimo la sospensione delle implicazioni del telelavoro dei frontalieri sul piano delle assicurazioni sociali», così Maria Chiara, deputata varesina di Azione – Italia Viva e segretario regionale di Italia Viva.

«Ad aggravare la situazione è arrivata anche la risposta dell’agenzia delle entrate che rispondendo ad un interpello sul telelavoro ha stabilito che dal 1° febbraio 2023, se un frontaliere residente nei comuni di confine farà anche un solo giorno intero di telelavoro diventerà tassabile in Italia su tutto il proprio reddito», aggiunge la deputata varesina.

«Per questi motivi ho chiesto ai ministri degli Esteri e dell’Economia e delle Finanze di riaprire un tavolo negoziale con la Svizzera e siglare urgentemente un nuovo accordo amichevole che, quantomeno, garantisca una nuova proroga allineata alle disposizioni contributive comunitarie, al fine di evitare che a partire dal 1° febbraio 2023 i lavoratori transfrontalieri vedano crescere la tassazione sul proprio salario in questo momento storico di grave crisi energetica e di spirale inflazionistica»‚, conclude Gadda.

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