Luino | 19 Gennaio 2023

Giovani e piercing: rischi e pericoli di una pratica sempre più diffusa

«Una "scelta edonistica" che nel corso del tempo è divenuta un fenomeno di massa, esponendo a infezioni e disturbi, spesso sottovalutati, che possono avere conseguenze molto serie per la salute»

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(A cura di Marco Massarenti, presidente di “Unimpresa Sport e Tempo Libero” e di “ASD Sport Senza Barriere”). A partire dagli anni Settanta, il mondo occidentale si affaccia alla pratica del body piercing in tutte le sue varianti, implicando il coinvolgimento di varie parti del corpo. Una pratica che ha origini antichissime e che nel tempo si è sempre più diffusa, soprattutto tra i giovani.

Secondo uno studio svolto da Indagine Eurispes del 2003 su 3800 ragazzi, in Italia, il 20,3% dei giovani tra i 12 e i 18 anni ha un piercing. Agli albori un segno di distinzione diventato ormai di massa e conformistico. Si tratta di una scelta edonistica rivolta all’abbellimento del proprio corpo. Per alcuni viene considerato una sorta di “metafora metallica”, per altri un rito di iniziazione per segnare il passaggio dall’adolescenza all’età adulta e, addirittura, per alcune coppie rappresenta un segno di appartenenza reciproca.

Molti non sanno, però, che il piercing delinea un problema di salute pubblica, poiché vari sono gli effetti collaterali derivanti dalle complicazioni indotte. I piercing infatti, possono portare infezioni, allergie, mal di testa, problemi alla pelle, alla cartilagine e ai denti. L’applicazione corporea di suppellettili metallici comporta un rischio del 16% di contrarre l’epatite B, del 12% di contrarre l’epatite C e dello 0,5% di contrarre l’AIDS, nonché papillomavirus e tetano. Altro rischio è quello di incorrere in infezioni sistemiche come sindrome da shock tossico e infezioni a distanza come endocardite e ascessi cerebrali, formazione di cicatrici e cheloidi e danni ai nervi. Le complicazioni variano a seconda del sito del piercing, dei materiali utilizzati, dei regimi igienici e delle cure post applicazione.

Uno studio effettuato ha rivelato come il piercing al viso potrebbe indurre un conflitto sensomotorio persistente e disturbare alcuni segnali guidati dal nervo trigemino, interferendo con i processi di integrazione centrale nel cervelletto e nel nucleo vestibolare, causando il disallineamento degli occhi, problemi posturali, e mal di schiena cronico con comorbidità associata. In seguito, grazie alla rimozione del gioiello si è potuto evidenziare un ripristino dell’allineamento degli occhi, un adeguamento posturale e un sollievo da mal di schiena.

I tratti penetranti nell’orecchio e nell’ombelico sono soggetti a lacerazioni e il piercing al capezzolo può causare la galattorrea.

Un altro alto rischio è legato a sedi particolari, che riguardano parti del corpo più delicate per struttura anatomica, vascolarizzazione e innervazione, come i genitali e lingua. I piercing orali possono causare interferenza con la fluidità del linguaggio, salivazione eccessiva, perdita o lesione del gusto, problemi dentali e di masticazione, sanguinamenti protratti, perdita di sensibilità. I piercing genitali possono portare all’infertilità a causa dell’ostruzione dell’uretra e negli uomini possono verificarsi priapismo e formazione di fistole.

Una circostanza di benessere pubblico da riconsiderare e non sottostimare. Un problema da portare all’attenzione dei più giovani attraverso campagne mirate al fine di educarli alla scelta consapevole, anche alla luce di casi gravi e, addirittura, fatali, che si sono verificati in Italia, a seguito di alcune infezioni da piercing. Un ragazzo è deceduto per un’infezione alla lingua; una donna ha subito un danno epatico massivo per via di un’epatite da piercing e una ragazzina ha avuto una necrosi massiva della cartilagine del naso e dei seni mascellari per un’infezione da stafilococco.

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