È durata tutta la notte la perquisizione del covo del boss Matteo Messina Denaro, individuato a Campobello di Mazara (non lontano da Castelvetrano) dai carabinieri del Ros e dalla Procura di Palermo guidata da Maurizio de Lucia dopo ore di ricerche, scattate immediatamente in seguito all’arresto di ieri mattina alla clinica privata La Maddalena.
La casa usata da uno dei più pericolosi vertici di Cosa Nostra si trova in un edificio nel pieno centro del paese, in via San Vito, ed è stato definito dagli investigatori che lo hanno perquisito – tra cui anche il procuratore aggiunto Paolo Guido – «l’abitazione di una persona normale». Al suo interno sono stati trovati abiti di lusso, arredi e profumi ricercati, ma non armi.
«Riteniamo che sia l’abitazione utilizzata nell’ultimo periodo come stabile occupazione. Al suo interno confidiamo di trovare elementi significativi per lo sviluppo delle indagini e per capire chi ha protetto il latitante, faremo repertamenti biologici a questo scopo», ha dichiarato il comandante dei Ros, il generale Pasquale Angelosanto, a SkyTg24.
«Denaro – ha aggiunto il generale – non era soltanto un latitante di mafia. Era un latitante con un ruolo ben definito dentro l’organizzazione di Cosa Nostra, è il capo della provincia mafiosa trapanese. Da qui, nasce l’esigenza di proteggersi sfruttando tutti i favoreggiatori e la rete interna di Cosa Nostra»: per questo è stato ritrovato così vicino a Trapani, «dove ha passato gran parte della sua latitanza».
Le indagini sembrano confermare che «almeno nell’ultimo anno, per le sue condizioni di salute, non si fosse mai allontanato dalla Sicilia», mentre ci sono invece tracce di periodi trascorsi in altre parti d’Italia e persino all’estero.
Questa mattina sul posto sono arrivati anche gli uomini del Ris di Messina per continuare con gli accertamenti tecnico-scientifici e setacciare palmo a palmo il covo del boss, mentre le indagini del Ros coordinate dal procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Paolo Guido hanno visto l’iscrizione nel registro degli indagati di Alfonso Tumbarello, medico in pensione di Campobello di Mazara che aveva in cura “Andrea Bonafede” – il nome falso utilizzato da Matteo Messina Denaro per accedere alla clinica palermitana in cui è stato braccato ieri dagli uomini dell’Arma e ricevere le cure oncologiche di cui aveva bisogno. Proprio da Tumbarello venivano firmate le prescrizioni mediche e questi sarebbe stato a a conoscenza della vera identità di Bonafede. Il suo studio è stato perquisito e il medico è stato ascoltato dagli inquirenti.
«Abito al primo piano della palazzina, ogni tanto vedevo questa persona, lo salutavo e nient’altro. Lui rispondeva in maniera cordiale» ha raccontato ai cronisti Rosario Cognata, un inquilino che vive al primo piano dell’edificio di via Cv31 in cui Messina Denaro aveva installato il suo covo. «Questo signore abitava qui da circa un anno», ha detto, confermando in questo senso quanto ipotizzato dal Generale Angelosanto.
Messina Denaro, nel frattempo, è stato trasferito in Abruzzo, nel carcere de L’Aquila, dove si trova già in regime di 41bis. (Foto © Agenzia Dire)
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