(A cura di Renzo Fazio, dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato“) Con il cambiamento climatico in corso e l’ormai stabile aumento delle temperature, alcuni sport invernali che un tempo si potevano praticare in questo periodo dell’anno anche a Germignaga e dintorni, sono ormai un lontano ricordo.
Vero è che la presenza del lago anche in tempi passati ha sempre mitigato parecchio il clima, ma di certo faceva mediamente più freddo e anche da noi, sport come lo sci e il pattinaggio, erano fattibili. Della pratica sciistica sui pendii sovrastanti Germignaga in località Pisciò ho già parlato in un post del febbraio 2019 così come in un altro dedicato allo storico “Sci Club Fior d’Alpe” che per molti anni portò a sciare decine di germignaghesi.
Sicuramente meno nota invece la pratica del pattinaggio su ghiaccio che nei primissimi anni del secolo scorso si faceva sul così detto laghetto “Persedia”, una ghiacciaia tenuta dal signor Cattaneo appena fuori l’abitato di Germignaga, nei pressi dell’omonimo mulino adiacente al secondo stabilimento Stheli.
Ma cos’era una ghiacciaia si chiederanno in molti? In quegli anni la produzione di ghiaccio artificiale non era ancora fattibile mentre la richiesta di ghiaccio, necessario per la conservazione delle carni e di altri alimenti era sempre più elevata. La produzione di ghiaccio divenne pertanto una vera e propria attività: usufruendo delle acque del Margorabbia, (a quei tempi non ancora incanalato), in inverno i vasti campi che si trovavano a fianco della strada che porta verso la Valcuvia venivano interamente allagati. Il ghiaccio che si formava veniva poi cavato e accatastato a blocchi che in seguito erano trasportati con carri tirati dai buoi fino ai luoghi di stoccaggio delle derrate alimentari o dove veniva richiesto.
Le cronache dell’epoca ci raccontano che nei giorni di festa numerosi giovanotti e parecchie signorine si recavano presso questa superficie ghiacciata per dedicarsi al pattinaggio così come avveniva al Lago Delio, sui laghi di Ghirla e di Ganna (vedi foto centrale in alto) o sulle ghiacciaie che si trovavano a Brinzio, a Biumo superiore o Masnago. Nella vicina Luino un altro luogo dove si pattinava d’inverno, si trovava presso la marcita in località “Paü” grazie all’acqua della “Luina” convogliata nei campi circostanti tramite canali e apposite chiuse.
E qui un altro vocabolo sicuramente poco noto a diversi: la marcita era una tecnica di coltura che risaliva ai secoli precedenti: consisteva nel formare un velo d’acqua che doveva costantemente irrigare il prato consentendo all’erba di crescere anche nei mesi invernali. Fondamentale era però garantire un flusso e una circolazione costante dell’acqua, altrimenti con il ristagno e con le temperature rigide, ovviamente ghiacciava. Quando le marcite cominciarono a non essere più mantenute e regolate correttamente, anche ai “Paü” si poté iniziare a pattinare, e non solo.
I molti tecnici elvetici attivi nelle fabbriche tessili di Creva impiantate dagli Hussy, nonché altre maestranze rossocrociate impiegate in altre attività, iniziarono su questo ghiaccio a praticare un loro sport, sicuramente sconosciuto dalle nostre parti, ma simile al nostro gioco delle bocce: il curling.
La maggior parte dei nostri connazionali si sarà certamente fatta un sacco di risate ad osservare questi svizzeri maneggiare con foga lo scopino di saggina mentre la pesante pignatta si avvicinava al bersaglio. Come dargli torto? Solamente nel 1998 diventerà ufficialmente uno sport olimpico…
p.s. i due personaggi a destra (vedi foto di copertina, ndr) sono i coniugi Buonacossa fotografati nel 1915 quando l’ingegner Alberto si laureò campione d’Italia a Torino. L’anno precedente, il primo campionato italiano di pattinaggio si era svolto sulla superficie ghiacciata del lago di Ghirla. La foto dei giocatori di curling non è stata scattata ai “Paü” ma risale comunque a quel periodo.
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