Il racconto dell’orrore che arriva in un luogo solitamente destinato al gioco e alla condivisione di momenti di felicità e di crescita. Poi l’intervento dei carabinieri, i passaggi di quanto confidato da una ragazzina al don, in oratorio, che vengono ripercorsi e messi bene a fuoco con il massimo della delicatezza anche se, inevitabilmente, il contesto familiare che sta attorno alla tragica vicenda – venuta alla luce nell’aprile del 2019 in un paese del Varesotto – inizia a sgretolarsi.
Quel giorno la giovane, 13 anni, si era appartata con il prete durante il catechismo, aspettando il momento opportuno per liberarsi di un peso insostenibile, quello di essere vittima – da diversi mesi – di abusi compiuti ai suoi danni dal compagno della madre, 30enne all’epoca dei fatti, oggi accusato di violenza sessuale su minore in un processo in corso in tribunale a Varese.
Rapporti che sarebbero avvenuti, tra l’inverno del 2018 e la primavera dell’anno seguente, nell’abitazione dove la famiglia viveva in modo apparentemente sereno la propria quotidianità, e dove l’odierno imputato avrebbe dato sfogo ai suoi impulsi sfruttando i momenti in cui la madre della 13enne si recava al lavoro. I dettagli del dramma sono riemersi oggi in udienza, dove i giudici del collegio hanno ascoltato il carabiniere che quel giorno di aprile di 3 anni fa si era recato in oratorio su richiesta del parroco, sconvolto dalla confessione ricevuta dalla minore.
Il 30enne, ha raccontato in aula l’operante, chiedeva alla ragazzina di mettersi con lui sul divano, utilizzando la scusa di voler guardare un film, per poi allungare le mani e passare infine agli atti sessuali veri e propri. Completi e non protetti. Questo secondo quanto dichiarato dalla minore fin dall’inizio, cioè dall’arrivo in oratorio dei carabinieri e poi durante il successivo colloquio in caserma, dove la madre della giovane, ancora all’oscuro di tutto, scopre l’incubo con al centro la figlia abusata dal compagno, dal quale peraltro la donna stava aspettando un bambino.
Alle parole che stravolgono ogni cosa nella vita del genitore si aggiungono poche ore dopo quelle messe nero su bianco nei referti dell’ospedale, relativi agli accertamenti medici cui viene sottoposta la 13enne. Accertamenti che consentono di risalire alle violenze subite e a lungo taciute. I carabinieri a quel punto si recano dall’uomo, che però si è già dato alla fuga. Resterà un fantasma fino al rinvio a giudizio, salvo poi presentarsi in aula all’inizio del processo a suo carico, nel quale la giovane, tramite la madre, si è costituita parte civile, insieme all’avvocato Roberta Vegetti.
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