Selfie, arredi danneggiati e vandalismo. Le scene impressionanti che i media brasiliani hanno mostrato in queste ore sull’assalto dei sostenitori di Bolsonaro al Parlamento brasiliano, ma anche al Palazzo Presidenziale e al Tribunale Supremo Federale, sul Planalto a Brasilia, ricordano molto da vicino quelle del 6 gennaio di due anni fa a Capitol Hill, a Washington, quando i protagonisti dell’assalto erano i sostenitori di Donald Trump.
E così questa mattina il Brasile si è svegliato nel caos. Una crisi annunciata da due mesi, ma che ieri è esplosa con migliaia di sostenitori dell’ex presidente Jair Bolsonaro, che hanno assaltato i palazzi del potere. Numerosi video girati dagli stessi manifestanti, pubblicati sui sociali e ripresi dai media, hanno mostrato persone in un’aula del Senato vandalizzata. All’esterno una marea umana con la maglietta della nazionale di calcio o una bandiera nazionale sulle spalle.
Con un raid la polizia ha ripreso, poche ore dopo, il controllo della situazione, eseguendo circa 1.200 arresti in meno di un giorno, ma sono state ore di follia, con il ferimento di una cinquantina di persone. Il presidente Lula, che al momento dell’attacco si trovava nella città di Araraquara, devastata da un’alluvione, ha tenuto una conferenza stampa in diretta televisiva annunciando di aver decretato un “intervento federale”, che pone tutte le forze di sicurezza presenti a Brasilia sotto il controllo di una persona nominata dallo stesso Lula, Ricardo Garcia Capelli, il quale riporta direttamente al presidente e può impiegare “qualsiasi corpo, civile o militare”, per il mantenimento dell’ordine.
«Quello che hanno fatto questi vandali, questi fanatici fascisti, non ha precedenti nella storia del nostro Paese. Chi ha finanziato (queste manifestazioni, ndr) pagherà per questi atti irresponsabili e antidemocratici», ha tuonato il capo dello Stato attaccando anche la «polizia incompetente e in malafede» del Distretto Federale, ovvero di Brasilia. «Troveremo questi vandali e saranno tutti puniti», ha aggiunto Lula, che ha prestato giuramento come presidente solo una settimana fa. «Potete stare certi che non succederà più», ha concluso prima di lasciare Araraquara.
In serata il presidente brasiliano è tornato a Brasilia e ha visitato i luoghi colpiti dagli attacchi dei bolsonaristi, il Palazzo presidenziale Planalto, la Corte Suprema e il Congresso. Nel tribunale federale il presidente è stato ricevuto dalla presidente Rosa Weber, e dai giudici Dias Toffoli e Luis Roberto Barroso.
L’ex presidente brasiliano, Jair Bolsonaro è «politicamente responsabile» degli attacchi alle istituzioni democratiche del Paese. Lo ha affermato il ministro della Giustizia, Flavio Dino. «È chiaro che la responsabilità politica (di Jair Bolsonaro) è inequivocabile. La responsabilità legale, poi, spetta ovviamente alla magistratura, alla Procura della Repubblica», ha affermato. «Tutti coloro che vogliono polarizzare, istigare la pratica dei crimini, l’estremismo, sono politicamente responsabili, per azione o per omissione», ha aggiunto.
Il governatore del distretto federale di Brasilia, Ibaneis Rocha, si è scusato con il presidente Lula per gli atti terroristici che hanno avuto luogo a Brasilia. In un video Rocha ha affermato di aver monitorato il movimento dei bolsonaristi verso Brasilia, ma di essere rimasto sorpreso dalla proporzione degli atti che hanno portato all’invasione del Palazzo Planalto, del Congresso Nazionale e della Corte Suprema Federale.
«Quello che è successo è stato semplicemente inaccettabile», ha detto il governatore. «Non avremmo mai creduto che queste manifestazioni avrebbero preso le proporzioni che hanno avuto. Sono dei veri vandali. Veri terroristi che avranno tutto il combattimento effettivo da fare con me in modo che vengano puniti».
«Respingo le accuse, senza prove, a me attribuite dall’attuale capo di Stato del Brasile. Durante tutto il mio mandato, ho sempre rispettato la Costituzione, rispettando e difendendo le leggi, la democrazia, la trasparenza e la nostra sacra libertà». L’ex presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, ha così risposto via Twitter, alle accuse arrivate da Brasilia dal Lula subito dopo i violenti attacchi dei suoi sostenitori alle istituzioni brasiliane.
Poi la condanna degli attacchi: «Le manifestazioni pacifiche, sotto forma di legge, fanno parte della democrazia. Tuttavia, i saccheggi e le invasioni di edifici pubblici come avvenuti oggi, così come quelli praticati dalla sinistra nel 2013 e nel 2017, sfuggono alla regola», ha aggiunto l’ex presidente in tweet.
Gli ultimi eventi rischiano di allargare la tensione anche negli Usa che hanno accolto l’ex presidente, sul quale pendono anche inchieste giudiziarie per corruzione e che dal 30 dicembre si trova in Florida, prima di aver disertato la cerimonia per il passaggio di consegne.
L’obiettivo dell’ex presidente è quello di restare in Florida almeno tre mesi. Da quando l’ex leader sconfitto alle elezioni è apparso poche volte in pubblico, tra le sue visite una nel resort di Mar-a-Lago dal suo amico e sostenitore Donald Trump. E nelle ultime ore dai democratici statunitensi sono partite richieste di espellere Bolsonaro, e non riconoscergli lo status di rifugiato.
I sostenitori di Bolsonaro non accettano la vittoria di Lula alle ultime presidenziali e già il giorno dopo le elezioni del 30 ottobre si erano accampati davanti al quartier generale dell’esercito. A novembre suo figlio Eduardo aveva pubblicato un video messaggio in cui Steve Bannon, storico consigliere di Donald Trump, esponente dell’ultra destra americana, sosteneva che le elezioni in Brasile erano state “rubate” e invitava la gente a scendere in piazza. «Sarà molto interessante – aveva detto – vedere come si sviluppa».
Da Giorgia Meloni a Emmanuel Macron, dalle istituzioni Ue a Joe Biden un coro di condanne si è alzato contro le violenze in Brasile. «Un attacco alla democrazia» per tutti, «Terribile, ha detto Biden. «La volontà del popolo brasiliano e le istituzioni devono essere rispettate», ha fatto eco il presidente francese.
Il giudice della Corte suprema del Brasile Alexandre de Moraes ha decretato il divieto di manifestazioni fino al 31 gennaio, l’arresto in flagrante degli estremisti accampati davanti alle caserme, e ha convocato sindaci, governatori e generali. Saranno difficili e complessi i prossimi giorni per tutti i brasiliani, sperando che gli animi si possano placare e non si arrivi ad una guerra civile.
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