(A cura di Renzo Fazio, dalla pagina Facebook “Germignaga ricordi dal passato”) “L’Epifania tutte le feste si porta via” è sicuramente un proverbio conosciuto da tutti e riguarda l’ultimo giorno delle festività natalizie che si divide fra due protagonisti: la Befana e i Re Magi.
Questo pomeriggio i Re Magi partiranno da Germignaga alle ore 14 per raggiungere Brezzo di Bedero e recarsi al presepe allestito dietro la canonica di Bedero, poi arriverà più tardi la Befana a distribuire calze con doni per i più piccini.
Questa festa della cristianità ha dovuto spesso fare i conti con ben altre usanze: nel secolo scorso la vecchia nonnina sulla scopa venne adottata per scopi propagandistici del regime fascista che a partire dal 1928 la istituì come rito nazionale, in seguito diventata la Befana del Duce.
L’organizzazione era a cura della O.N.D. l’Opera Nazionale Dopolavoro e del Fascio Femminile, entrambi si premuravano di raccogliere beni in natura e giocattoli presso le attività locali, da destinare poi alle famiglie meno abbienti. Tutto questo avvenne per diversi anni pure a Germignaga e nei paesi vicini in quanto questa istituzione doveva avere una visibilità la più ampia possibile.
Curiosi anche alcuni riti inerenti questa festività e ormai scomparsi, che ho trovato descritti in un giornale varesino del 6 gennaio 1938: nei paesi delle vallate circostanti, la notte della vigilia dell’Epifania veniva trascorsa mangiando castagne accompagnate da un fiasco di vino frizzante che aveva anche lo scopo di rendere più allegra l’attesa. Fra un canto e l’altro si appendevano alle finestre o sotto il camino le calze o le scarpine dei bambini che poi venivano riempite con qualche dolcetto, frutti di stagione, piccoli giochi di legno.
I più cattivi o indisciplinati potevano però trovare un nero pezzetto di brace. Alla mezzanotte, un incaricato avvolto da un mantello usciva per le strade dei piccoli paesi andando a bussare alle porte delle case, presentandosi come la vecchia Befana che veniva ad augurare felicità e gioia.
In altri paesi di campagna le donne invece erano solite esporre al gelo della notte un bicchiere pieno d’acqua che al mattino veniva poi ritirato ormai completamente ghiacciato. I segni che apparivano sulla superficie gelata venivano poi interpretati dalle più anziane come elementi rivelatori del futuro delle giovani fanciulle di casa. Lo stesso si faceva dopo che veniva versata violentemente in terra una certa quantità di piombo fuso: il formarsi di una determinata figura avrebbe indicato gli auspici di imminenti nozze ed anche le qualità personali dello sposo. In pratica, entrambi i metodi erano un oroscopo dei poveri…
Chissà per quale ragione all’Epifania erano legate così tante credenze collegate al matrimonio: un’altra da eseguirsi la mattina di questo giorno di festa consisteva nel far lanciare in strada dalle ragazze in attesa di marito, una propria ciabatta. Se cadendo si fermava con la punta rivolta verso l’esterno era segno che entro l’anno la giovinetta si sarebbe sposata e avrebbe lasciato la casa, in caso contrario ovviamente avrebbe dovuto attendere un altro anno.
Più o meno nello stesso periodo incomincia la tradizione dolciaria dei cammelli di pasta sfoglia, unicamente varesina. La prima menzione ufficiale è infatti attestata in una pubblicazione dell’anno 1931. Ma questa è una storia ormai nota che non sto a raccontare: auguri a tutte le Befane e a tutti i Re Magi!
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