Per l’ambiente, ognuno può fare la propria parte, in ogni scelta quotidiana. Una consapevolezza sempre più forte che, ormai, ha superato le singole coscienze e si nutre dei grandi sistemi. È quanto sta avvenendo, da qualche anno a questa parte, al mondo della finanza che ha accolto e declinato il termine sostenibile.
In effetti, seppure in un primo momento non sia chiaro in che modo si possa associare il mondo degli investimenti a quello della sostenibilità, si tratta di una possibilità necessaria per direzionare i flussi economici e sostenere un cambio di passo.
Prima di investire, in qualsiasi settore, oggi più che mai è importante documentarsi sulle numerose opportunità di scelta e sui progetti che tengono conto di principi etici diffusi. Su webeconomia.it sono numerosi gli approfondimenti dedicati agli SRI (Sustainable and Responsible Investment).
I principi base della finanzia sostenibile
Sempre più persone scelgono i principi base della finanza sostenibile per indirizzare i propri investimenti. Un cambio di mentalità che è andata diffondendosi, sempre più, a partire dal 2015 a livello mondiale. È stato l’anno in cui le Nazioni Unite hanno dato il via concretamente alla lotta al cambiamento climatico, attraverso l’Accordo di Parigi sul clima e gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030.
Da allora gli investitori hanno cominciato a comprendere che la finanza, avendo una ricaduta sulla quotidianità, può sostenere una crescita economica che si basi su principi davvero etici. Una tendenza rafforzata dalla COP26 di Glasgow dello scorso anno, occasione in cui i leader di tutto il mondo hanno esposto le strategie da adottare per raggiungere una neutralità climatica.
Nel 2016 gli investimenti sostenibili globali ammontavano a poco meno di 23 trilioni di dollari, nel 2020 è stata raggiunta la cifra di oltre 35 trilioni di dollari, di cui il 34% sono localizzati in Europa. Un investimento che possa definirsi sostenibile, in pratica, propone una serie di opzioni:
– le esclusioni: ovvero la possibilità di escludere alcuni Paesi (di cui si potrebbe non apprezzare politiche e scelte economiche) o settori (che non si intendono sostenere, come a esempio il mercato delle armi o dei combustibili fossili);
– le best in class: ovvero la possibilità di scegliere chi si è distinto per criteri di sostenibilità o di correttezza all’interno di singoli settori economici;
– le convenzioni internazionali: uno spartiacque che divide le aziende in quelle rispettose delle convenzioni mondiali e quelle che continuano a ignorarle, tra le quali spiccano gli standard segnalati dall’OCSE, dall’ONU e delle diverse agenzie appartenenti a quest’ultima;
– l’engagement: è il caso in cui le aziende consentono la partecipazione degli azionisti attraverso il diritto di vito. Questo gesto attivo permette di poter incidere su alcune scelte strategiche e agire concretamente in base ai propri principi;
– l’impact investing: esistono diversi investimenti che si concentrano sull’impatto socio ambientale, attraverso il sostegno a imprese, organizzazioni o fondi. In tal caso, non soltanto si otterrà un ritorno finanziario, ma si contribuirà al raggiungimento di un risultato in cui si crede davvero;
– gli investimenti tematici: qualora l’interesse primario sia incentivare la crescita di un determinato settore, è possibile anche utilizzare come chiave di selezione proprio il tema di interesse. In questo modo sarà possibile essere sicuri di sostenere esclusivamente quello specifico comparto.
Gli investimenti nei fondi ESG
La soluzione per chi intende sostenere la finanza sostenibile, dunque, sono i fondi ESG. Si tratta di una sigla, la quale sta a indicare le tre aree di investimento su cui si sta puntando a livello mondiale: environmental, social, governance. Si intuisce bene che, attorno a loro, si sta rafforzando un movimento non soltanto economico, ma etico. L’obiettivo è tutelare il Pianeta, direzionando anche i flussi finanziari. Al centro tematiche ambientali e sociali, ma anche una buona governance: i temi più caldi per l’Agenda 2030 rappresentano le emergenze del villaggio globale.
– Environmental: seguire questo criterio di investimento significa porre una particolare attenzione verso le tematiche ambientali e il cambiamento climatico;
– Social: l’impatto sociale di qualunque impresa non si può più ignorare. Disparità, rispetto delle differenze e dei diritti e adeguate condizioni di lavoro non possono più prescindere da un buon investimento;
– Governance: meritocrazia, parità salariale, ma anche sane gestioni amministrative. Investire su un progetto o su un’azienda significa, in qualche modo, premiarla. Ecco che anche questo aspetto confluisce nella definizione più completa possibile di finanza sostenibile.
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