Varese | 17 Novembre 2022

Lavena Ponte Tresa, devastano il bar e picchiano i gestori: 2 giovani a processo

Gli imputati devono rispondere anche di rapina per aver sottratto 7 bottiglie di vino dal locale, preso di mira dopo la chiusura. Una delle vittime: «Volevano bere, ho detto di no»

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Dopo la festa il pandemonio, con il locale che viene completamente devastato. I gestori a terra in strada, tramortiti da pugni e calci. All’interno del bar, vetri rotti e cocci di bottiglie sparsi ovunque.

La mattanza, avvenuta il 30 maggio 2019 a pochi passi dal centro di Lavena Ponte Tresa, ha avuto conseguenze gravi perché le due persone accusate di aver scatenato caos e violenza devono ora rispondere di rapina aggravata e danneggiamento nel processo relativo a quei fatti, che è in corso in Tribunale a Varese.

Si tratta di due giovani, di 24 e 25 anni – difesi nel procedimento dall’avvocato Corrado Viazzo – che quella sera avevano partecipato ad un evento organizzato da un bar di via Colombo. Una volta spente le luci, però, la loro voglia di fare baldoria non si era placata. Per questo si erano infilati nel locale poco prima che venissero abbassate le serrande, per chiedere due bicchieri di amaro. Bicchieri negati dal barista, perché il locale era di fatto già chiuso ed erano iniziate le pulizie.

Bastò quel no a far precipitare le cose, come ha raccontato ieri in aula lo stesso barista: «Hanno preso le bottiglie che erano sul bancone e si sono serviti da soli. Poi si sono innervositi, mi hanno raggiunto dietro il banco e hanno iniziato a picchiarmi. Subito dopo se la sono presa anche con un mio collega. Ci siamo divincolati e siamo riusciti a chiuderci in cucina». Dal vetro della porta si vede tutto: nel locale volano le bottiglie, che vengono prese dagli scaffali e scaraventate al suolo o gettate contro i muri. Quando i due se ne vanno il personale, spaventato a morte, esce dalla cucina e si sposta in strada. Ma i due picchiatori, che sembravano spariti, tornano verso il bar.

«A quel punto ci siamo messi a correre in direzioni diverse per confonderli e cercare di seminarli – ha spiegato in udienza il gestore dell’esercizio – ma io dopo un po’ mi sono fermato perché non ce la facevo più, e mi hanno preso. Ricordo solo di essere finito a terra e di aver messo le mani sulla testa in attesa che finissero».

Quindici giorni di prognosi la conseguenza dei colpi incassati dal gestore che all’alba, dopo la dimissione dal pronto soccorso di Luino, si recò in caserma insieme al socio per la querela. I carabinieri erano arrivati sul posto intorno all’una e avevano subito chiamato l’ambulanza. Due pattuglie da Luino e con loro anche i colleghi di Lavena Ponte Tresa, compreso un vice brigadiere che non si trovava in servizio ma stava dormendo nel suo alloggio sopra la caserma, situata vicino al bar. Urla e rumore di vetri infranti gli avevano tolto il sonno. Si era quindi affacciato alla finestra e poi, una volta dato l’allarme, si era unito agli altri militari per entrare nel bar messo a soqquadro: «In 16 anni di servizio non avevo mai visto niente di simile», ha ricordato in udienza.

Dentro il locale, vetro ovunque; fuori gli odierni imputati, tornati in zona proprio nel momento in cui stavano arrivando le pattuglie, per dare un seguito alle minacce che avevano rivolto al personale del locale: «Ci bastano 5 euro di benzina per dare fuoco a tutto». Scattò invece l’identificazione («erano ubriachi e particolarmente aggressivi», ha aggiunto sempre in aula un altro operante) e nella loro auto furono trovate sette bottiglie di spumante, prelevate dal bar senza passare dalla cassa, distrutta insieme a tutto il resto. Per un totale di oltre 20 mila euro di danni.

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