(ANSA – Foto © NASA Artemis) È stato lanciato questa mattina il razzo Sls di Artemis 1, la prima missione senza equipaggio del programma Artemis, diretta all’orbita lunare. Il lancio dello Space Launch System della Nasa è avvenuto dal Kennesy Space Center a Cape Canaveral, negli Stati Uniti. Dopo una lunga attesa, inizia così una missione nella quale anche la tecnologia europea e quella italiana rivestono un ruolo di primo piano.
La missione Artemis 1 sta procedendo come previsto: a circa due minuti dal lancio, avvenuto dalla piattaforma 39B del Kennedy Space Center, in Florida, i razzi a propellente solido (Solid Rocket Boosters), i più grandi di questo tipo mai costruiti, si sono separati, per cadere dopo pochi minuti nell’oceano Atlantico. Quindi il motore principale si è spento e lo stadio principale del razzo Sls (Space Launch System) si è separato, cadendo nell’oceano Pacifico.
Successivamente si sono dispiegati, come previsto, i quattro pannelli solari della capsula Orion, costruita dalla Lockheed Martin per la Nasa e il cui modulo di servizio Esm (European Service Module) è stato realizzato dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa). Con una configurazione a X, i pannelli solari sono pronti per cominciare a caricare l’energia di cui la capsula avrà bisogno per il viaggio fino all’orbita lunare. Sono stati costruiti in Italia, come molta della tecnologia a bordo della capsula Orion, grazie dalla collaborazione fra l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e l’industria.
Il compito del Modulo di servizio europeo è fornire elettricità, propulsione, controllo termico, aria e acqua al veicolo; i pannelli fotovoltaici e le unità di controllo e distribuzione della potenza sono stati realizzati in Italia da Leonardo, mentre la Thales Alenia Space (joint venture Thales 67% e Leonardo 33%), ha curato la struttura e i sottosistemi critici del modulo, compresa la protezione dai micrometeoriti e il controllo termico. Oltre alla partecipazione al modulo di servizio di Orion, a rappresentare l’Italia nella missione Artemis 1 c’è il piccolo satellite Argomoon, realizzato per l’Asi dall’azienda Argotec di Torino.
Un trampolino per le missioni che in futuro porteranno astronauti sulla Luna e per la futura esplorazione di Marte: è questo il significato della missione Artemis, per l‘amministratore capo della Nasa, Bill Nelso. Lo ha detto lo stesso Nelson, nella conferenza stampa organizzata dalla Nasa dopo il lancio del razzo Sls (Space Launch System) che ha portato la missione senza equipaggio Artemis 1 verso l’orbita lunare.
«Vedere il razzo Sls e la capsula Orion volare insieme per la prima volta è stato uno spettacolo incredibile – ha detto ancora Nelson -. Questo test di volo senza equipaggio spingerà Orion ai limiti dello spazio profondo, aiutandoci a prepararci per l’esplorazione umana sulla Luna e poi su Marte».
Con il lancio della missione Artemis 1 la Luna “è un po’ più vicina” e poter partecipare a una missione sulla Luna “è un sogno”: lo ha detto all’ANSA l’astronauta Luca Parmitano, dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). «Andare sulla Luna è molto vicino al sogno, è stato semplicemente un sogno per la maggior parte della mia vita. Lo è stato quando nel 2009 sono stato selezionato fra gli astronauti europei. Ma questa notte, quando il razzo puntava alla Luna, ho pensato che mai la Luna mi era sembrata più vicina».
In generale, per un astronauta, la missione Artemis 1 «rappresenta un ritorno, l’inizio di un percorso che ripoterà l’umanità sulla Luna, un’umanità cambiata nel pensiero rispetto a quella di oltre 50 anni fa, con un gruppo di astronauti che rappresenta una grande diversità e inclusività», aggiunge Parmitano riferendosi alla dichiarazione fatta più volte dalla Nasa di voler portare sulla Luna la prima donna e la prima persone di colore. Per un astronauta europeo c’è anche qualcosa in più: «È l’opportunità unica di partecipare a qualcosa di internazionale e di grande, mai fatto prima».
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