«Mia figlia viveva nel terrore. Veniva picchiata e abusata, era costretta a prostituirsi e quando cercava di andarsene, veniva chiusa a chiave in una stanza».
Con queste parole una madre residente nell’alto Varesotto ha raccontato davanti ai giudici del Tribunale di Varese il dramma di sua figlia, donna fragile e con dei trascorsi di tossicodipendenza, oggi persona offesa in un processo per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale di gruppo.
Accuse che riguardano l’ex compagno e un amico, la persona che aprì loro le porte del suo appartamento, uno dei luoghi dove – secondo la Procura – si sarebbero svolti alcuni dei drammatici fatti al centro del procedimento.
Fatti che sarebbero iniziati nel lontano 2015 e poi proseguiti fino a tre anni fa, in uno di quei contesti in cui la droga non si limita a generare disagio, ma riduce le persone a vivere in condizioni disumane, come quelle descritte dal quadro accusatorio, che racconta di una donna vittima di stupri, costretta a vendere il proprio corpo oppure, in un macabro episodio raccontato in udienza, a farsi cospargere di cocaina, dopo essere stata messa sul letto e svestita per dare inizio ad un raccapricciante atto sessuale. E poi ancora le minacce di morte e i litigi per chi dovesse tenere i due figli minorenni dopo la rottura della coppia.
Figli che sarebbero stati due volte vittime, perché presenti al momento delle violenze, anche se chiusi in una stanza per non vedere; e perché il padre, insieme all’amico e odierno coimputato, li avrebbe addirittura usati per preparare le dosi di coca e poi per venderle, impedendogli di andare a scuola.
«Oggi ho una figlia che è rovinata – ha affermato in conclusione la madre della donna in udienza – ha gli incubi di notte, prende farmaci, non riesce più ad occuparsi dei figli». E per queste ragioni vive con il genitore, che la assiste e cerca di aiutarla a riprendere in mano la sua vita. Mentre l’ex compagno, dopo aver trovato un lavoro, ha smesso di farsi vivo e di creare problemi.
La persona offesa non se l’è sentita di testimoniare in aula, alla presenza dei due imputati, nonostante la protezione garantita da un paravento. Verrà ascoltata alla prossima udienza in modalità protetta.
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