Varese | 26 Ottobre 2022

Induno Olona, «Non denunciò l’illecito». Ma il sindaco viene assolto

Il fatto non sussiste, ha deciso il Tribunale di Varese, in merito all'omessa denuncia per fatti legati all'inchiesta sulle tangenti del 2019. Cavallin in aula: «Se avessi saputo, mi sarei mosso»

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Il sindaco di Induno Olona, Marco Cavallin, non è responsabile della mancata segnalazione alle forze dell’ordine dei presunti illeciti commessi in uno degli uffici comunali e riguardanti un sistema d’appalti truccati e tangenti, prima che l’inchiesta della Guardia di Finanza, nel 2019, individuasse il sistema stesso, attraverso un’indagine (qui i dettagli) che ha condotto al rinvio a giudizio di diverse persone, tra cui un funzionario dell’Ufficio manutenzioni, che per la Procura è tra i manovratori del sistema.

Il verdetto è arrivato ieri in Tribunale a Varese, dove Cavallin è stato assolto “perché il fatto non sussiste“, dopo essersi sottoposto all’esame delle parti e dopo che il pubblico ministero aveva chiesto per lui la condanna a 700 euro di multa per il reato di omessa denuncia.

Impossibile, in chiave accusatoria, che il primo cittadino non sapesse dei movimenti illeciti sui lavori pubblici, stando a quanto emerso da intercettazioni telefoniche tra Cavallin stesso e il funzionario poi rinviato a giudizio; messaggi in cui si parlava di capitoli di spesa e determine, di variazioni al bilancio e di tempistiche per portare a compimento i progetti e dei metodi da applicare per rispettarle.

«Mai sentito parlare esplicitamente di illeciti commessi all’interno dell’ufficio, in presenza dei quali non avrei esitato ad attivarmi – ha spiegato Cavallin rispondendo al pm, al giudice e al suo difensore, l’avvocato Paolo Bossi – Delle dipendenti dell’Ufficio manutenzioni vennero da me, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, per parlarmi dei problemi con il responsabile (l’odierno imputato, ndr), del fatto che venivano aggrediti verbalmente e che inoltre giravano delle voci su un suo utilizzo sospetto dei buoni benzina. Il tutto fu appunto ricondotto a “voci” – ha sottolineato il sindaco – e pettegolezzi. Parlai con il diretto interessato e alla fine di quel confronto accettai la sua posizione, poi riportata anche in giunta per trasparenza».

Il funzionario, in sostanza, spiegò al sindaco che la sue ricorrenti richieste di buoni erano legate alla necessità di coprire gli spostamenti dei mezzi di protezione civile durante i difficili giorni dell’incendio alla Rasa e sul Monte Martica. E la cosa finì in quel modo. Nulla a che vedere, stando alle dichiarazioni rese in aula dal primo cittadino, con meccanismi corruttivi, fatture false e assegnazioni illecite di appalti in cambio di soldi e buoni per viaggi e acquisto di beni, cioè gli elementi emersi dall’indagine delle fiamme gialle sui movimenti di ben 26 soggetti, a conclusione della quale scattarono anche delle misure restrittive, tra carcere e arresti domiciliari.

Il filone principale della vicenda è stato richiamato dall’avvocato Bossi nella sua arringa: «Il sindaco non ha denunciato perché era colluso? No, tanto che il pubblico ministero ha richiesto l’archiviazione per il reato di abuso d’ufficio per il quale Cavallin è stato indagato».

A gennaio la vicenda, anche senza sindaco, tornerà in aula per l’inizio del processo, davanti al collegio del Tribunale di Varese, incentrato sul rinvio a giudizio del funzionario dell’Ufficio manutenzioni e di altri tre imputati. In udienza preliminare, invece, sono già state definite le posizioni di altri soggetti, con due assoluzioni e quattro patteggiamenti. Uno degli imputati che hanno fatto ricorso a quest’ultima formula, tramite i rispettivi legali, ha inoltre risarcito il Comune di Induno Olona con 100.000 euro.

«In questo giorno per me lieto, che giunge alla fine di anni indiscutibilmente angosciosi, voglio ribadire quanto ho sempre dichiarato fin da tempi non sospetti, quando cioè era in corso l’accurata e approfondita indagine condotta in Comune dalle forze dell’ordine, durata tre lunghi anni: bisogna sempre avere fiducia nel lavoro della magistratura – ha commentato Cavallin tramite una nota diffusa poche ore dopo la sentenza – Voglio anche ringraziare pubblicamente il mio avvocato, Paolo Bossi, che ha condotto ottimamente la mia difesa e ha costituito per me un importante appoggio professionale e umano, in questi anni difficili».

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