A processo per una rapina commessa da altri ma alla quale l’imputato – un varesino di 38 anni – avrebbe comunque partecipato in concorso, mettendo a disposizione la moto con cui due pregiudicati nel novembre 2017 assaltarono un distributore di benzina a Brusino Arsizio, pochi chilometri dal confine con la Valceresio.
Le indagini portarono al 38enne, a sua volta già noto alle forze dell’ordine per diversi precedenti, ma furono indagini condotte con “metodi artigianali”, ha sottolineato oggi in Tribunale a Varese il difensore dell’uomo, l’avvocato Paolo Bossi, nel chiedere l’assoluzione; richiesta poi accolta dai giudici del collegio perché l’imputato “non ha commesso il fatto”. L’accusa aveva chiesto 5 anni di reclusione e 3.000 euro di multa.
Furono due conoscenti dell’uomo a mettere a segno il colpo all’interno della stazione di servizio, utilizzando però una moto che per l’accusa apparteneva al 38enne, tesi basata in parte sui riscontri fotografici tratti dalle telecamere della stazione di servizio e inviati dalle autorità elvetiche alla Questura di Varese. Dopo il passaggio di consegne quello che inizialmente veniva indicato come un T-Max, con targa coperta, diventa una moto modello Honda. Perché?
La moto compariva nelle foto pubblicate su Facebook dal 38enne, che peraltro negli stessi scatti indossava un casco associato dagli inquirenti a quello immortalato dalle telecamere a Brusino Arsizio. La polizia giudiziaria passò in rassegna oltre 600 scooter del modello incriminato, fino ad arrivare all’uomo poi rinviato a giudizio.
«Nessun sequestro, nessun fermo del mezzo, nessuna perizia – ha affermato l’avvocato Bossi durante la sua arringa – soltanto le foto pubblicate su un social network, più un’altra scattata fuori dalla Questura, dove il mio assistito era solito passare in sella al veicolo. Non vedo certezze circa il fatto che lo scooter impiegato per la rapina sia il suo».
Tesi contrapposta a quella del pubblico ministero, incentrata non solo sul materiale fotografico raccolto, ma anche sulle diverse rapine commesse con lo stesso scooter e con il medesimo modus operandi, e sui riscontri emersi dai tabulati telefonici che proverebbero, in chiave accusatoria, il legame di amicizia tra i due rapinatori e il 38enne, «che nei giorni successivi al colpo viene visto nuovamente a bordo dello scooter», ha aggiunto il pm nella sua requisitoria, per evidenziare il fatto che dopo la rapina il veicolo era tornato al legittimo proprietario.
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