Germignaga | 16 Ottobre 2022

“Germignaga, ricordi dal passato”: l’albero del pane

Così veniva chiamato in epoca antica il castagno, quasi una rarità per il paese. I frutti delle selve castanili venivano impiegati in molteplici ambiti: ecco quali

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(A cura di Renzo Fazio, dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato”L’autunno è forse la stagione più bella per i nostri dintorni, con giornate limpide e non più afose, i colori caldi e intensi della natura, le prelibatezze da gustare come zucche, funghi e castagne.

Quest’ultime in particolare hanno rappresentato in passato una forma di redditività e sostentamento anche per il territorio di Germignaga in quanto vi erano certamente delle “selve castanili” nel nostro ambito. Ma cos’erano precisamente?

Si trattava di appezzamenti di terreno nei quali le piante di castagno innestate, spesso secolari, venivano appositamente coltivate per produrre frutti da destinare al consumo alimentare, ma anche per molteplici altri scopi. Non è un caso che in passato questa pianta era chiamata “l’albero del pane”: fin dalle epoche più antiche il suo frutto veniva consumato fresco oppure essiccato e poi ridotto in farina per utilizzarlo in preparazioni alimentari di vario genere, particolarmente importanti in certi periodi di carestia.

Grazie ai fiori di questa pianta e allo sfruttamento delle api, veniva prodotto il miele di castagno. Dalla corteccia delle vecchie piante veniva invece estratto il tannino, una sostanza indispensabile per la concia delle pelli, attività che era ampiamente praticata a Germignaga fin dai primissimi anni dell’800 e da più imprenditori. Con il suo legno, estremamente resistente al clima umido delle nostre zone, si realizzavano travi per le impalcature dei tetti o architravi per le finestre. Il legno veniva anche utilizzato in falegnameria per altri scopi.

Ovviamente il legname di castagno era idoneo pure come legna da ardere o utilizzato per la produzione di carbone vegetale. Nemmeno le foglie e i ricci del castagno venivano scartati: le prime erano impiegate per fare lettiere nelle stalle per le bestie e i secondi erano utilizzati come fertilizzante per il terreno, una volta ridotti in cenere.

Essendo piante principalmente di collina, non erano molte quelle presenti a Germignaga e ovviamente erano tutte ubicate nella parte più alta del paese: le menzioni più antiche e significative si trovano in una relazione del 1732 del Ducato di Milano in cui erano censite delle “selve fruttifere” in tre delle quattro “squadre” in cui era suddiviso il nostro territorio e una “selva castanile da taglio” nella così detta “unica squadra”.

Altre menzioni si trovano in un editto pubblicato su una Gazzetta Privilegiata di Milano del 1833 in cui si annunciava l’asta per un pezzo di terra detto “Il Ronco” con selva castanile fruttifera, oppure in diversi atti notarili pervenuti fino ai giorni nostri e che gentilmente mi sono stati donati recentemente da un nostro concittadino. Ancora negli anni ’40 del secolo scorso il nostro territorio aveva comunque una percentuale di boschi e castagneti superiore al 53% rispetto ad altre colture.

Di queste selve ormai non è rimasta più alcuna traccia, rimangono ancora alcune piante da frutto nei boschi circostanti ma con produzioni assai limitate e certamente non di qualità come potevano essere quelle delle piante innestate. Fortunatamente però la malattia che negli ultimi anni aveva compromesso la maggior parte dei castagni sembra essere stata debellata. Le prime castagne locali che ho raccolto e mangiato quest’anno erano gustose e sane; almeno per questo dobbiamo essere contenti!

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