«Sto per firmare un provvedimento che potrei definire così: #iorestoacasa. Non ci saranno più “zona rossa” o “zona 1 e zona 2”, ci sarà solo l’Italia zona protetta».
Con queste parole l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, annunciò l’inizio del lockdown, con divieto degli spostamenti su tutto il territorio nazionale, fatta eccezione per le incombenze legate al lavoro, alla salute o ad un particolare stato di necessità. Era l’inizio di marzo del 2020 e il coronavirus, da emergenza sconosciuta e imprevedibile, si stava impadronendo dell’Italia, pronto a trasformarsi in pandemia.
Poche ore dopo quell’annuncio due ragazzi di 22 e 27 anni, insieme ad un 40, tutti e tre residenti nel medio Varesotto e incensurati all’epoca dei fatti, entrarono al supermercato Tigros di Laveno, manifestando il loro “stato di necessità” con un tentativo di furto, sventato dalla vigilanza. Furono denunciati e, contestualmente, sanzionati per la violazione della normativa anti covid appena emanata.
A cosa avevano puntato? Otto confezioni di Lego, del valore complessivo di circa 70 euro, nascoste sotto i giubbotti prima di arrivare in cassa, con in mano un bagnoschiuma: l’unico prodotto regolarmente pagato.
Per quella improvvisa voglia di giocare con i mattoncini colorati, nel momento più buio della storia recente del nostro Paese, o forse in funzione di un piano improvvisato per impossessarsi dei giocattoli allo scopo di rivenderli e racimolare quattro soldi, la vicenda è finita in un’aula del Tribunale di Varese.
Finale non scontato, perché ieri il pubblico ministero Davide Toscani ha chiesto al giudice l’assoluzione per particolare tenuità del fatto, formula impiegata per quei casi caratterizzati da un danno esiguo e frutto di un comportamento non abituale da parte degli imputati. La richiesta, condivisa dagli avvocati della difesa (Boni, Chelazzi e De Martis) è stata accolta.
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