Vent’anni di importanti servizi educativi e assistenziali, e una certezza: ricominciare a seguire le famiglie del territorio applicando una formula efficace, alterata nel recente passato soltanto dalle difficoltà imposte dalla crisi pandemica. Per l’anno scolastico 2022/2023 il progetto “Abitare la Valganna” tornerà ad essere un punto di riferimento per diverse comunità dell’alto Varesotto, da Cunardo fino a Lavena Ponte Tresa.
In cosa consiste il progetto? Da una parte in un articolato dopo-scuola, gestito da educatori che prenderanno in carico ognuno un piccolo gruppo di alunni, per l’organizzazione dei compiti ma anche per intercettare problematiche e bisogni attraverso una mirata fase di ascolto; dall’altra nella riabilitazione di sportelli psicologici nelle scuole, per il confronto tra professionisti, alunni, genitori e, all’occorrenza, anche docenti. Una vera e propria alleanza educativa a protezione della fascia d’età che va dai 6 ai 14 anni.
“Abitare la Valganna” si presenta come una garanzia in mezzo agli inevitabili timori e alle incertezze (utilizzo delle mascherine in classe, assembramenti negli spazi pubblici e sui mezzi, incognita varianti e ipotetico ritorno alla didattica a distanza), a un mese circa dalla ripresa delle lezioni. Il sistema gode del supporto economico della Comunità montana e del Piano di zona, e recentemente è stata indetta la procedura per il nuovo appalto, destinata ad individuare le cooperative che porteranno i propri educatori nelle scuole.
Diversi i Comuni coinvolti, tra cui i già citati Cunardo e Lavena Ponte Tresa, ma anche Cadegliano, Cremenaga, Cugliate, Marchirolo, Marzio, Valganna e Ferrera. Le amministrazioni locali sono state informate circa lo stato della procedura burocratica di assegnazione del servizio, e le adesioni dovranno essere valutate e discusse da qui alle prossime settimane.
«Speriamo di riuscire a tornare alla normalità dopo quello che è successo con il covid – commenta il sindaco di Cunardo, Pinuccia Mandelli – Questo strumento di sostegno alla genitorialità non è un semplice dopo-scuola, ma consente la presa in carico di famiglie con bisogni particolari, che non richiedono necessariamente il coinvolgimento degli assistenti sociali, ma che possono comunque condizionare la quotidianità di un nucleo familiare. Basta pensare alle criticità che hanno portato alla prima attivazione del servizio: i bambini con entrambi i genitori impegnati al lavoro, trascorrevano le pause pranzo sui gradini della scuola, aspettando che l’istituto riaprisse».
Erano i primi 2000, il fenomeno fu segnalato e studiato, poi arrivò il primo finanziamento del progetto mediante la legge 285 (la cosiddetta Legge Turco), con l’istituzione di un apposito fondo nazionale per interventi a favore dell’infanzia e degli adolescenti, da affidare alle amministrazioni locali per prevenire il disagio sociale e sostenere i percorsi di crescita. Decisivo, in principio, fu anche il ruolo delle parrocchie, che misero a disposizione i locali per i momenti del dopo-scuola. Il servizio prevedeva anche una componente di “screening precoce” sui disturbi dell’apprendimento, spostata verso apposite azioni ministeriali e per questo non rinnovata.
«Con la pandemia le riflessioni sui bisogni e sui disagi di bambini e adolescenti sono diventate ancora più centrali – aggiunge in conclusione la prima cittadina di Cunardo – noi possiamo dire di avere al nostro fianco, da più di vent’anni, professionisti che in questo ambito si occupano di seguire e supportare alunni, genitori e insegnanti».
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