Nelle profondità del massiccio Orsa Pravello, nel cuore della Valceresio, si sta lavorando per restituire al pubblico una storia e un luogo che sono sconosciuti ai più e che potrebbero fare da volano per il turismo locale.
Le vecchie miniere delle Piodelle di Besano sono infatti al centro di un progetto del Comune per la valorizzazione del territorio e della montagna. Territorio che gode del riconoscimento UNESCO di patrimonio dell’umanità per via degli eccezionali ritrovamenti fossili rinvenuti negli scavi paleontologici del dopoguerra e che sono osservabili nel Museo Civico dei Fossili di Besano, al Museo Insubrico di Storia Naturale di Clivio ed al Museo dei Fossili di Meride (CH).
Le miniere in questione sono state chiuse alla fine degli anni ‘50. Da qui si cavava lo scisto bituminoso, materiale organico utilizzato nella produzione di borotalco e pomate all’ittiolo, ma già sfruttato alla fine dell’800 per ricavarne olio di illuminazione per le lampade. E, nell’intenzione dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Leslie Mulas, saranno riaperte al pubblico e costituiranno un’attrazione inedita, che rivelerà non solo ai residenti della zona, ma anche a scolaresche, turisti e appassionati, la storia dell’estrazione mineraria e quella del ritrovamento dei fossili.
L’estrazione mineraria ha radici antiche, ma inizia ad essere sviluppata industrialmente durante il XIX Secolo, con il suo culmine tra le due guerre mondiali. L’evoluzione tecnologica ed economica ha poi reso antieconomico l’estrazione dello scisto, causando l’abbandono della miniera. Stessa sorte subì la produzione dall’altro versante della montagna, in Svizzera, dove anche lì lo scisto è presente in grande quantità.
«I ritrovamenti fossili devono la loro origine proprio all’attività di scavo e sfruttamento della montagna e per questo il Comune ha ritenuto necessario avviare il progetto di recupero delle miniere per ricucire il legame tra patrimonio paleontologico, patrimonio minerario e montagna – dichiara il primo cittadino –. Le miniere rappresentano un’importante e preziosa testimonianza geologica, paleontologica ed industriale, perché alle meraviglie della natura si salda l’intelligenza dell’uomo nello stratificare una struttura sotterranea che suscita grande ammirazione e fascino. La loro riapertura rappresenta una grande sfida di rilancio del territorio».
Il sindaco Mulas, l’assessore Marco Muraglia, il presidente della Comunità Montana del Piambello Paolo Sartorio, il geologo progettista Gianbattista Fidanza e i tecnici dell’ente montano e della ditta GDTest hanno effettuato un sopralluogo giovedì mattina nel cantiere della miniera, grazie al quale ci si è potuti rendere maggiormente conto dell’impegno per portare a conclusione questo ambizioso progetto di valorizzazione del territorio.
«Con questo intervento intendiamo arricchire l’offerta per i visitatori del sentiero geopaleontologico del sito Unesco transnazionale del Monte San Giorgio, in chiave turistica, storica e scientifica – dichiara Paolo Sartorio – e siamo sicuri che il finanziamento Interreg farà veramente la differenza per i nostri bellissimi territori».
Il progetto infatti fa parte di un programma più ampio di valorizzazione del sito UNESCO che prevede 5 interventi sui 5 Comuni del sito (oltre a Besano anche Porto Ceresio, Viggiù, Saltrio, Clivio), con la supervisione ed il coordinamento della Comunità Montana del Piambello, e che ha ottenuto nel 2019 un finanziamento di 2 milioni di euro da parte del bando europeo INTERREG. Per il progetto di Besano, la quota parte del finanziamento è pari a 445mila euro, più altri 100mila a valere sui fondi propri del Comune.
Lo scopo è quello di rendere sempre più attrattivo il sito UNESCO recuperando vecchie infrastrutture, come per l’appunto le miniere di Besano, ma anche le vecchie cave di pietra di Viggiù, puntando sulla ricettività e sulla promozione dei luoghi, della storia e delle bellezze paesaggistiche ed architettoniche della zona.
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