Valcuvia | 16 Luglio 2022

Boschi della Valcuvia: arrestati tre magrebini per spaccio di droga, rapina e torture

Due uomini vittime, legati ad alberi e torturati: in un caso, dopo aver rapinato un giovane, lo hanno frustato fino a spezzargli le ossa e ad amputargli un pezzo di orecchio

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Una rete di relazioni, fatta di controllo del territorio e dello spaccio nei boschi. In tre sono stati arrestati per aver torturato un giovane, dopo averlo rapinato, frustandolo legato ad un albero, arrivando fino a spezzargli le ossa e ad amputargli un pezzo di orecchio. Vittima anche un 40enne italiano, reo di non essere più affidabile nello spaccio: anche lui percosso e legato ad un albero; dopo esser stato liberato è dovuto andare in pronto soccorso.

Proprio in questo contesto, nei giorni scorsi i carabinieri di Luino, in provincia di Pavia, in collaborazione con i colleghi del Nucleo Investigativo di quella città, sono riusciti a rintracciare tre marocchini nei confronti dei quali la Procura della Repubblica di Varese aveva emesso a fine giugno, un provvedimento di fermo di indiziato di delitto per reati molto gravi dei quali gli stessi sono ritenuti responsabili.

Infatti, lo scorso mese, a seguito di articolate indagini fatte di appostamenti e riscontri proprio nelle zone boschive del territorio, tra il Comune di Duno e la località Arcumeggia di Casalzuigno, i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile di Luino hanno individuato i responsabili di due efferati episodi di violenza fisica, sempre legata al mercato dello stupefacente.

Era il 4 giugno scorso quando un 25enne marocchino era stato portato in ospedale a Varese con molteplici ferite sul corpo causate da frustate inferte da un gruppo di connazionali che lo avevano torturato e legato ad un albero, nascosto nei boschi del territorio, fino ad arrivare a spezzargli le ossa di un braccio e ad amputargli parte dell’orecchio.

Il giovane, dietro minaccia delle armi da fuoco puntate ed in presenza di molti altri connazionali che lo tenevano sotto tiro, era stato anche rapinato dei suoi averi; il tutto per rimarcare la predominanza del potere in capo ad una specifica banda di spacciatori che, proveniente dal territorio della provincia di Pavia si era, negli ultimi mesi, stanziata nelle valli varesine per esercitare l’attività illecita dimostrando di sapersi far temere da chiunque grazie al possesso di fucili e machete con i quali garantirsi la difesa da chiunque volesse insinuarsi in quel territorio, compresi altri connazionali.

Due settimane dopo è toccata la stessa sorte da un 40enne italiano resistente in un vicino paese, reo di non essere più ritenuto dalla banda un affidabile elemento su cui contare, visto che egli si era sempre prestato per scorrazzare a piacimento i vari cavalli della droga, portandoli di bivacco in bivacco, in cambio di pochi grammi ceduti come prezzo per la sua “fedeltà”. Anche lui è stato percosso e torturato mentre veniva tenuto legato da un albero per poi venire liberato tanto da dover ricorrere alle cure del pronto soccorso per le ferite riportate.

Le indagini hanno consentito di chiudere il cerchio attorno a tre di questi pericolosi spacciatori, tutti trentenni originari del Marocco ed irregolari, i quali hanno dimostrato di non essere solo dei meri detentori di droga, da cedere con la consolidata tecnica lungo i tornanti delle strade secondarie che portano in vetta, ma addirittura capaci di farsi temere per la crudeltà delle loro azioni e l’ormai consolidato possesso di armi da sparo usate più volte per minacciare chiunque si avvicini.

Una volta individuato il loro nascondiglio nella provincia pavese, i militari di Luino con la collaborazione dei colleghi di quel Nucleo Investigativo, dopo averli rintracciati, li hanno condotti alla locale casa circondariale ove il GIP, a margine dell’udienza di convalida, ne ha disposto la custodia cautelare in carcere in attesa di accertarne le responsabilità nella sede dibattimentale, quando sarà celebrato il processo a loro carico.

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