Europa | 10 Giugno 2022

Stop alla vendita di auto a benzina o diesel dal 2035

Una mossa decisa dal Parlamento Europeo non senza difficoltà, che spinge in questo modo verso un futuro decisamente più "green": ecco le conseguenze e le preoccupazioni

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Con il passare dei mesi e degli anni, gli effetti dei cambiamenti climatici nel mondo e nel nostro territorio si fanno sempre più imponenti e preoccupanti anche nei fatti, con maltempi mai visti prima, trombe d’aria e temperature come non mai imprevedibili. E’ inevitabile dunque fare qualcosa, pensare al nostro futuro e agire al più presto per invertire la tendenza. Ma questa via è percorribile?

Il Parlamento Europeo ha infatti approvato nei giorni scorsi la proposta della Commissione Europea, che prevedeva lo stop per le case automobilistiche alla vendita di auto a diesel e benzina a partire dal 2035, bocciando dunque l’emendamento del Partito Popolare Europeo, che sperava di limitare la riduzione della produzione di auto non elettriche del 90%, mantenendo aperto un piccolo spiraglio per tentare di attenuare tale cambiamento. L’obiettivo fa parte dei quattordici provvedimenti inseriti dalla Commissione europea nel pacchetto Fit for 55 (per ridurre del 55% le emissioni entro il 2030 e arrivare al net zero entro il 2050).

Cambiamento che invece sembra che avverrà in maniera forte e decisa, testimoniando la forte volontà dell’UE di cambiare rotta, considerando il lasso di tempo che ci separa dal 2035 come abbastanza lungo per permettere un cambio netto nell’organizzazione delle produzioni automobilistiche. D’altro canto ciò che preoccupa i detrattori della proposta, è proprio l’impatto che avrà lo stop della produzione di motori termici sui lavoratori, causando la diminuzione dei posti di lavoro poiché molteplici lavoratori si occupano di specifiche componenti che non occorreranno più se la produzione si focalizza solo su auto elettriche.

Le opinioni dunque sono molteplici e ampiamente contrastanti, vedendo scontrarsi la necessità di agire al più presto per limitare i danni dei cambiamenti climatici e le emissioni di Co2 e la preoccupazione che questa decisione sia troppo affrettata e brusca, rischiando di causare la perdita di migliaia di posti di lavoro.

“Non penso fosse necessaria una normativa così drastica, anche perché credo che sia una scelta non dettata da motivazioni ambientalistiche, ma da una semplice preferenza verso determinate fonti energetiche rispetto ad altre: se si fosse pensato davvero all’impatto ambientale, ci si sarebbe concentrati sullo sviluppo di auto ad idrogeno, che tuttavia essendo una materia prima pressoché gratis, a differenza del litio, non crea interesse», afferma Gianfranco Cipriano, proprietario di una concessionaria locale.

«E’ sicuramente un peccato poiché l’Europa – continua -, leader del mercato per quanto riguarda la produzione automobilistica e motoristica, si ritroverà con ogni probabilità a cedere il comando del settore, perdendo quindi numerosi posti di lavoro legati ad esso, ad altri Paesi che regnano per quanto riguarda la produzione di batterie ed auto elettriche, uno su tutti la Cina».

Sicuramente un cambio drastico dunque, ma che rischia di rivelarsi  una delle tante promesse e propositi raramente attuati nel concreto: «Sarebbe sicuramente bellissimo se avvenisse finalmente un cambio così netto, tuttavia anche se fosse stabilito un piano di azione dal punto di vista tecnico, organizzativo e industriale, sarebbe comunque difficilissimo vederlo in atto nel concreto: significa rivoluzionare completamente il mondo della produzione delle auto. Dalle istituzioni vengono esposti spesso bei propositi e obiettivi, ai quali però devono conseguire atti legislativi concreti volti al loro raggiungimento, non basta enunciarli per cambiare davvero le cose», afferma Gianfranco Malagola, tra i fondatori della Comunità Operosa Alto Verbano.

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