Riprendono sabato 28 maggio le attività della Pro Loco Azzio, dopo lo stop di quasi due anni imposto dalla pandemia. Il primo appuntamento della stagione è la presentazione del libro Bella Zio edito da Mondadori, che narra la carriera di Beppe Bergomi, noto calciatore dell’Inter e già campione del mondo in Spagna nel 1982.
Storia e aneddoti che il pubblico avrà l’occasione di sentire direttamente per voce del protagonista: sarà infatti presente Beppe Bergomi, in compagnia del coautore del libro Samuele Robbioni.
«Nel triennio 2018-2020 sotto la guida di Leonardo Paronelli la nostra Pro Loco ha proposto eventi con personaggi molto noti – afferma Michele Castelletti, attuale presidente della Pro Loco Azzio – Ci piace ricordare tra gli altri la serata sul ciclismo con ospite il campione del mondo Giuseppe Saronni, la serata sulla storia di Antenna 3 con la proiezione del docufilm Via Per Busto 15 e l’incontro su Overland con il fondatore Beppe Tenti. Tutti eventi che hanno avuto una buona partecipazione di pubblico».
«Crediamo che la strada intrapresa sia quella giusta e quindi ci stiamo dando da fare in questa direzione – prosegue Castelletti –: per la ripartenza pensavamo a qualcosa di forte richiamo e si è presentata l’occasione di avere ospite Giuseppe Bergomi, un grande calciatore che ha fatto la storia del calcio italiano. Stiamo già lavorando per altri eventi sempre dello stesso livello e ovviamente non mancheranno nel corso della stagione estiva le classiche attività di intrattenimento e le feste gastronomiche tradizione della nostra associazione».
La presentazione del libro, che si terrà alle 10.45 al parco Pro Loco di via Cadorna, è realizzata con la collaborazione dei volontari della Pro Loco di Orino e dell’Inter Club Val di Matt di Orino. L’ingresso è libero.
BELLA ZIO
Nelle parole di Andrea Vitali, cui Bergomi ha affidato il compito di raccontarla, una vita mitica si trasforma in un romanzo della commedia umana di cui egli è il maestro insuperato nella narrativa italiana. “In quegli anni più di qualcuno fu tentato dal pensiero di avvicinarsi a me e controllare se i baffi che portavo fossero veri o posticci. Erano veri naturalmente e nessuno mai tentò di controllare se invece fossero incollati come volessi dimostrare più anni di quelli che avevo. Erano baffi e basta”.
A 16 anni Beppe Bergomi, con quei folti baffi, sembrava già un adulto: lo chiamavano “zio” e tale è rimasto nella memoria dei tifosi. La sua parabola agonistica prende avvio nella tranquilla realtà dell’hinterland milanese, in una famiglia semplice, tra le scuole dalle suore e il tempo libero all’oratorio, sempre con la palla al piede. Un’infanzia normale nell’Italia degli anni ‘60.
Beppe è quello che definiremmo un bravo ragazzo, non certo un bad boy che cerca nel calcio il riscatto sociale. Ha un incredibile talento naturale, eppure la sua famiglia sembra non accorgersene: neppure quando, nel 1977 – appena quattordicenne – esordisce nel campionato giovanissimi e per la prima volta firma un contratto da giocatore professionista. Il seguito è una storia nota: Beppe salirà sul podio più alto da campione del mondo a soli 18 anni, con la maglia della nazionale.
Una carriera folgorante e un alquanto inusuale attaccamento alla maglia nerazzurra lo hanno fatto entrare nella mitologia del calcio italiano. Per contro, nelle parole di Andrea Vitali, cui Bergomi ha affidato il compito di raccontarla, una vita mitica si trasforma in un romanzo della commedia umana di cui egli è il maestro insuperato nella narrativa italiana.
Nulla gli sfugge nel dare voce alla sobrietà e intelligenza dell’ex campione: tra ironia e paradosso, aneddoti di costume, successi e dolori, Vitali ci fa rivivere gli esordi del calciatore, ma anche una stagione passata dell’Italia, quasi fossimo lì pure noi. A distanza di anni, confrontandosi anche con un consulente in psicologia sportiva, Beppe Bergomi ha ripercorso con la memoria le vicende dell’infanzia e della formazione, realizzando quanto l’agonismo sia stato una formidabile scuola di vita. Ed è arrivato a concludere che “alla meta non ci si arriva mai da soli, e alla fine scopri che l’obiettivo di squadra valorizza anche il tuo obiettivo individuale”.
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