Il guardrail sradicato sulla curva, con un varco aperto a strapiombo sul lago. Sotto, con una parte della carrozzeria appoggiata alle rocce, una Toyota Aygo di colore rosso. Questa la scena che i soccorritori si trovarono davanti verso le 14.30 del 12 febbraio 2016, lungo il tratto di Statale 394 che attraversa il territorio di Colmegna.
Il drammatico incidente era avvenuto poco prima. Due le persone soccorse, un uomo classe 1937 e la moglie di 68 anni, trasportata in gravi condizioni all’ospedale di Varese. Dove morirà dopo circa un mese di ricovero. Oggi per quei fatti è a processo, con l’accusa di omicidio colposo, l’ingegnere “capo centro” di Anas responsabile per quel tratto di strada del Verbano Orientale, in particolare per quanto concerne la verifica della messa a norma delle barriere protettive (già definita, in sede di udienza preliminare, con un patteggiamento, la posizione di un altro soggetto coinvolto nell’indagine e responsabile per l’esecuzione dei lavori di manutenzione).
La barriera metallica, quel tragico giorno, si aprì al primo contatto con il veicolo della coppia – che aveva sbandato a causa dell’asfalto reso scivoloso dalla pioggia – perché non era sufficientemente resistente e, in particolare, non risultava connesso in modo adeguato alla barriera contigua: questa la tesi della procura, per la quale gli interventi di messa in sicurezza della curva non furono eseguiti a regola d’arte, motivo per cui il guardrail si piegò così facilmente all’impatto con una utilitaria che viaggiava a circa 65 chilometri orari, prima di schiantarsi contro la barriera e compiere un salto nel vuoto di almeno 15 metri.
In Tribunale a Varese, durante il dibattimento, hanno testimoniato gli agenti di polizia locale che il giorno dell’incidente erano giunti per primi sul posto, e che si erano poi occupati dei sopralluoghi. Dalle deposizioni davanti al giudice si è appreso che al momento dell’impatto i bulloni fissati nel terreno – e non nel cemento – erano saltati, provocando così lo sradicamento della barriera, poi sostituita, su richiesta del Comando appartenente al Comune di Luino, con un guardrail più robusto e in grado a quel punto di garantire il corretto allacciamento – senza soluzione di continuità – con il resto della struttura protettiva situata a bordo strada.
Dopo l’udienza odierna il processo proseguirà con altre testimonianze: quella di un consulente tecnico e, infine, quella dell’imputato. A settembre il ritorno in aula.
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