Luino | 27 Aprile 2022

Frana di Creva, dalla montagna si sono staccati 2mila metri cubi di roccia

Il sindaco Enrico Bianchi: «Oggi le undici famiglie coinvolte torneranno nelle loro abitazioni, ma il problema resta. È un'area inserita nel PGT come "frana attiva", al lavoro per intervenire»

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Giornata di lavori e di interventi di messa in sicurezza in via Creva, a Luino, dove i rocciatori, insieme all’impegno dei vigili del fuoco, che hanno utilizzato un drone di ultima generazione per le verifiche e le ispezioni del caso, alla supervisione del geologo Fabio Meloni e di alcuni dipendenti comunali, ieri hanno disgaggiato le parti di montagna franata nella serata di sabato.

I rilievi e le operazioni sono durante fino alle 16 di ieri pomeriggio, quando tutti gli operatori si sono riuniti a Palazzo Serbelloni dove hanno incontrato il sindaco Enrico Bianchi, che nella serata di sabato aveva emesso un’ordinanza per decretare l’inagibilità del palazzo e la conseguente evacuazione di undici famiglie, per un totale di venti persone, che hanno trovato alloggio chi da amici e parenti, chi presso l’Hotel Internazionale di piazza Marconi.

L’obiettivo dell’incontro in Comune era quello di capire le tempistiche per far rientrare i residenti all’interno dei loro appartamenti, garantendo incolumità e sicurezza. «Premettendo che nel Piano di Governo del Territorio la zona della frana è stata definita come un’area di frana attiva all’interno del Piano di assetto idrogeologico – spiega il geologo Fabio Meloni -, il movimento franoso ha interessato 2mila metri cubi di materiale».

«Fortunatamente negli anni ’80 il Genio Civile aveva realizzato una barriera paramassi che ha funzionato, riuscendo a bloccare tutte le rocce che si sono staccate dalla montagna – prosegue ancora il geologo -. Se non ci fosse stata la barriera i problemi sarebbero stati ben più gravi. Con l’intervento di ieri sono state ripristinate le condizioni di rischio pre-frana».

Il sindaco Enrico Bianchi, nella serata di ieri, durante il consiglio comunale, ha aggiornato l’assemblea sulla situazione dello smottamento: «Oggi i rocciatori hanno verificato, sotto la guida del geologo, lo stato della situazione e hanno disgaggiato le rocce pericolanti cadute sull’avvalamento sottostante. Nonostante la pioggia di oggi (ieri, ndr) sono riusciti a intervenire sulla parete e così abbiamo valutato la possibilità di rientro nelle loro abitazioni delle persone coinvolte, non prima di ricevere la relazione geologica».

«Domani (oggi, ndr) la situazione potrebbe ritenersi sicura, ma il problema resta: la relazione del PGT rileva che l’area è definita come “frana attiva”, quindi questo comporterà una serie di provvedimenti da prendere che stiamo valutando – conclude il sindaco Bianchi -. Per quanto riguarda gli interventi più urgenti ci andremo a confrontare con l’ex Genio Civile, che oggi è di competenza regionale».

Nel 2012, come ricordava ieri “La Prealpina”, un episodio simile si era verificato, nella stessa area residenziale del complesso “La Cavetta”. Per questo l’ex consigliere comunale Antonino Baratta, appartenente al gruppo di minoranza “Luino Futura”, aveva presentato un’interrogazione all’allora sindaco Andrea Pellicini. I sei edifici erano stati costruiti negli anni ’70, con autorizzazioni favorevoli all’edificazione sopra un’area ad alto rischio.

Negli anni ’90, infatti, un’altra frana di rilevanti dimensioni aveva colpito il palazzo, con un pezzo di roccia che era entrato all’interno di un appartamento. Successivamente, infatti, era stata realizzata la rete paramassi che oggi ha permesso di evitare maggiori danni, nonostante sia necessario intervenire nuovamente.

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