(di Daniele Foderà) In Italia la crisi economica indotta dalla pandemia di Covid-19 ha avuto conseguenze pesanti, oltre che sui redditi e sulle condizioni di vita delle persone nella fase acuta dell’emergenza, anche sui livelli di Pil e di occupazione.
Il reddito pro capite è un utile indicatore per misurare il grado di benessere della popolazione di un Paese e il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha recentemente rilasciato i dati delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche presentate nel 2021 e riferite all’anno di imposta 2020, comprese le migliaia di frontalieri residenti sul territorio.
La “situazione Paese” registra un valore medio di 21.570 euro, in calo dell’1,1% rispetto al reddito complessivo medio dichiarato l’anno precedente. Contrazione chiaramente prevedibile, anche al netto degli sforzi pubblici per stemperare il calo dovuto alle ripercussioni pandemiche. L’analisi territoriale, comunque, conferma che la Regione con reddito medio complessivo più elevato resta la Lombardia (25.330 euro).
Tuttavia all’interno del territorio lombardo si registrano importanti differenze. Se ci si sofferma sulla provincia di Varese, ad esempio, troviamo il piccolo Comune di Galliate Lombardo che fa registrare il dato più performante di tutta la provincia nonché top 10 tra tutti i Comuni d’Italia con un reddito pro capite nel 2020 di 31.384 euro (+143€ rispetto al 2019).
Crollo verticale (-1.219 € rispetto al 2019) invece per Lavena Ponte Tresa, che registra un reddito pro capite nel 2020 di soli 10.864 euro e si posiziona così ultimo tra i comuni della nostra provincia. La città di Varese, invece, registra un pro capite di 24.063 euro.
In questo contesto, Luino registra uno dei dati più bassi della provincia, con un reddito pro capite 2020 di 15.702€ e una contrazione di ben 419 euro rispetto al 2019 (-3%). A questo bisogna aggiungere che anche nel 2019, quindi un anno con un contesto economico ancora libero dal Covid, aveva registrato un meno 1%.
Guardando al 2021, sappiamo che le misure pubbliche adottate, unite a un naturale “rimbalzo” economico dovuto al rallentamento pandemico, hanno generato una sostanziale crescita del PIL ma i dati del primo trimestre del 2022 registrano sì ancora una crescita, ma molto più contenuta rispetto all’anno precedente. Il caro bollette dovuto alla crisi energetica, unito all’aumento dei prezzi delle materie prime, non lascia presagire un anno di crescita.
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