In questi anni il lavoro sul turismo compiuto dalla Camera di Commercio di Varese, su tutto la provincia tra lago e montagna, ha raggiunto grandi traguardi ed è in continuo miglioramento andando a raccogliere tutte le potenzialità e cercando di sviluppare settori come gli sport e il wedding.
Ed è proprio in questo contesto che, dopo l’avvio nel 2016 del progetto Varese Sport Commission, s’inserisce l’iniziativa “Varese #DoYouBike”, che promuove il territorio cicloturismo e mobilità sostenibile, in un sistema diffuso di offerte e servizi integrati per un turismo dedicato a tutti ed inclusivo, grazie al lavoro di “Ticino Bike Hub“.
La scorsa settimana è stato siglato l’accordo tra l’ente varesino e la Comunità Montana del Piambello, il primo che riguarda sei aree, per andare ad avviare un modello di sviluppo che guarda a turismo, ambiente e salute, anche grazie alla sinergia con l’Accademia Nazionale di Mountain Bike.
Per questo abbiamo voluto intervistare Giovanni Martinelli, product manager dell’iniziativa che Camera di Commercio ha affidato alla sua società in house Promovarese.
Quanto è importante il cicloturismo per la provincia di Varese?
Il cicloturismo può diventare fondamentale per il territorio. Le strutture ci sono e tutta la provincia si presta al cicloturismo tra ciclabili, sentieri e itinerari, che hanno qualsiasi tipo di difficoltà. Sul Ticino le famiglie, in montagna gli sportivi e sulle colline gli appassionati. Adesso come adesso sono tante le persone che girano in bicicletta: nel Parco del Ticino da due anni lavoro alla parte cicloturistica: da maggio a settembre 2021 abbiamo accompagnato 300 persone ed effettuato 500 noleggi. Calcolando i vari lockdown e che alla riapertura di luglio tutti sono andati al mare per tre settimane, ad agosto è ripartita l’attività. Centinaia i turisti arrivati da oltre Milano e da quelli giunti da Olanda, Germania e Gran Bretagna, in tanti ci hanno detto che nelle loro zone non ci sono aree come la nostra, dove poter pedalare in libertà immersi nella natura. Le potenzialità sono alte ed il cicloturismo è molto importante, a patto che vengano creati i servizi.
Con quali servizi state cercando di rendere il progetto capillare sul territorio?
Anzitutto abbiamo diviso la provincia in sei aree: la Comunità Montana del Piambello, quella delle Valli del Verbano, l’area lago Maggiore da Laveno ad Angera, l’area Campo dei Fiori-lago di Varese, quella delle Piane Viscontee-varesine e infine, quella della Valle Olona. In queste zone andremo ad attivare servizi essenziali come noleggio bici, guide escursionistiche, colonnine di ricariche, ristoranti per accoglienza turisti e bike hotel. Stiamo studiando itinerari diversi, tre per ogni area per un totale di diciotto percorsi, pubblicizzandoli grazie a fotografie e cortometraggi. In questi itinerari, dai 20 ai 40 chilometri ciascuno, ci saranno servizi e creeremo pacchetti tramite il Consorzio turistico varesino, inserendo anche strutture convenzionate. Il target sarà quello dei ciclisti di fascia media, per far apprezzare a tutti le caratteristiche legate a panorama, natura, cultura, monumenti e storia.
Come cercherete di rendere fruibile e attrattivo questo vostro lavoro?
Il primo passaggio, come dicevo, sarà quello di realizzare escursioni e favorire l’accompagnamento degli avventori lungo i vari itinerari. Organizzeremo eventi e giornate in base alle esigenze e in base a quando le convenzioni con le varie aree saranno pronte. Il Piambello ha già stanziato fondi e così inizieremo nelle prossime settimane. Parteciperemo poi alla “Borsa dei Laghi” a Desenzano per presentare i nostri pacchetti il prossimo 24 marzo e andremo alla “Borsa Internazionale del Turismo” a Milano. Si tratta delle fiere più importanti in Italia, che permetteranno a Camera di Commercio di spingere sul cicloturismo. Questo anche grazie alla convenzione con l’Accademia Nazionale di Mountain Bike, inclusiva di tante realtà che fanno parte di questo circuito in tutto il Nord Italia.
Quali potenzialità hanno reso possibile l’avvio di questo vostro impegno?
L’elemento comune a tutte le aree è il fatto di essere accessibili con le bici. Sul Ticino è più facile, ma anche i sentieri lungo la Linea Cadorna permettono di arrivare in ogni punto. In questo modo garantiamo a tutti di poter arrivare in cima al Piambello o in Forcora, ma è fondamentale ricordare che il nostro lavoro è legato allo sviluppo della e-Bike, quindi le difficoltà sono minori. Ci sono settori e tipi di percorsi diversi: in Valceresio l’enduro, anche per alcune prove già disputate del Campionato Europeo, e poi pedalate in famiglia sulla pista ciclopedonale tra Sesto Calende e Pavia. Insomma, c’è un po’ di tutto ed ogni settore ha la propria peculiarità.
In che modo questa iniziativa s’interfaccia con le amministrazioni locali?
È essenziale coinvolgere il territorio in un progetto che vuole realizzarsi partendo dal basso. Da metà novembre a oggi, abbiamo incontrato diversi operatori, Comuni e le Comunità Montane. Quanto al Luinese, con la Comunità Montana Valli del Verbano abbiamo già avuto un primo incontro con il presidente Castoldi, il progetto è piaciuto molto e dobbiamo ora capire in che modo muoverci per coinvolgere tutte le realtà locali. Proprio sul territorio del Verbano sono previste anzitutto le installazioni delle colonnine di ricarica elettrica, così come nel resto della provincia. In tutto il territorio saranno posizionate almeno quattro colonnine per ogni settore, per un totale di 24 totem. Se necessario, poi, in futuro, ne andremo ad acquistare altre.
Quali sono gli obiettivi sul lungo termine che vi siete posti?
Stiamo cercando di creare quello che ancora non c’è: infrastrutture e servizi. Solo così arriveranno i turisti. Nei prossimi mesi monitoreremo la situazione, tra pernottamenti ed escursioni: vogliamo portare più persone sul territorio per sostenere e aiutare ristoranti, bar, strutture ricettive, aziende… in questo modo il cicloturismo potrà garantire anche nuovi posti di lavoro. L’ambizione è quella di far scoprire a tutti gli appassionati le bellezze di tutta la provincia, pedalando immersi nella natura, senza mai percorrere strade vere e proprie.
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