Revoca della patente, confisca dell’auto, un anno di arresto e 3 mila euro di ammenda. Questo il prezzo pagato da un sessantenne, padre di famiglia, per essere passato – in un pomeriggio troppo alcolico – dalle alzate di gomito al volante della propria auto, lungo le strade di Arcisate.
L’episodio risale all’estate del 2019 ma il conto della giustizia penale, per l’uomo, è arrivato soltanto nel pomeriggio di ieri presso il tribunale di Varese, a conclusione del processo per guida in stato di ebbrezza che lo ha visto imputato.
Quel giorno in via IV Novembre, non molto distante dalle scuole del paese e dal cimitero, poco dopo le 16, si udì un forte colpo. L’auto dell’uomo era finita contro un cancello. L’impatto causò danni alla carrozzeria ma soprattutto ad un pneumatico, così mal ridotto da impedire al conducente di rimettersi in carreggiata.
La persona al volante scese in strada, dove ad attenderla c’erano gli agenti della polizia locale, avvertiti poco prima da un cittadino. Furono loro ad accorgersi immediatamente delle condizioni dell’uomo.
«Aveva un forte odore di alcol, barcollava e diceva cose senza senso – ha ricordato in aula il responsabile della polizia locale di Arcisate, presente quel giorno in via IV Novembre -. Era in evidente stato di ubriachezza, abbiamo impiegato circa mezz’ora per sottoporlo correttamente all’alcol test». Alla fine, tra una soffiata e l’altra, arrivò l’esito: tasso alcolemico di due grammi per litro, ben oltre la soglia penalmente rilevante.
Nel contestare il riconoscimento dell’aggravante di aver causato il sinistro (fortunatamente senza il coinvolgimento di altri veicoli), l’avvocato dell’uomo si è soffermato sull’assenza di specifici rilievi a seguito dell’incidente. Rilievi che avrebbero potuto fare chiarezza sulla dinamica di quel forte impatto, e sull’evidente difficoltà accusata dal guidatore nel tentativo di fermarsi – come certificato dai danni al veicolo -, lungo una strada dove, ad ogni modo, vigeva il limite dei cinquanta chilometri orari.
La richiesta di rinunciare alle circostanze aggravanti e di applicare il minimo edittale con pena sospesa non è stata accolta dal giudice Andrea Crema. Il pubblico ministero aveva chiesto per l’imputato nove mesi di arresto e 1800 euro di ammenda.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0