È scattato venerdì 14 gennaio lo stop all’uso della plastica monouso in Italia, con l’entrata in vigore del decreto legislativo 196 che recepisce la direttiva “Sup” (“Single Use Plastic”) emanata dall’Unione Europea nel 2019.
A esser coinvolte da questo decreto saranno alcune categorie di plastica, ovvero quella non biodegradabile e non compostabile, e gli attrezzi da pesca che la contengono. Entrando più nel concreto, dunque, si dovrà dare l’addio a: cannucce, contenitori per alimenti, bicchieri in polistirene espanso per bevande, bastoncini per orecchie, piatti e bicchieri, palloncini. Un addio che, però, non sarà immediato, dato che produttori ed esercenti potranno utilizzare le proprie scorte fino al loro esaurimento.
L’obiettivo è quello di porre così un freno all’inquinamento da plastiche e microplastiche cercando di ottenere risultati visibili e quantificabili entro il 2026. Dal 2027 la direttiva verrà poi rivista in base a quanto raggiunto, riconsiderando anche la plastica biodegradabile che in questa fase non è coinvolta dal divieto.
Il decreto, emanato “con l’intento di promuovere la transizione verso un’economia circolare con modelli imprenditoriali, prodotti e materiali innovativi e sostenibili”, prevede anche multe piuttosto sostanziose per i trasgressori, che vanno da un minimo di 2.500 a un massimo di 25 mila euro. Inoltre, proprio per promuovere prodotti alternativi a quelli vietati, sono previste delle agevolazioni per le aziende che ne facevano uso, sotto forma di credito d’imposta, nel limite massimo complessivo di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024, oltre a campagne di sensibilizzazione e, gradualmente, anche regole per lo smaltimento.
Da qui ad un anno, il Ministero della transizione ecologica dovrà poi indicare, con un decreto, quali saranno i criteri ambientali minimi per i servizi di ristorazione, con e senza l’installazione di macchine distributrici di alimenti, bevande e acqua e quelli per l’organizzazione di eventi e produzioni cinematografiche e televisive.
Il decreto, però, potrebbe rischiare di incorrere nella procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea, che ha già espresso un parere negativo sul testo della legge, mentre alcune critiche sono giunte anche da parte di associazioni ambientaliste: “Il provvedimento italiano – afferma Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia – consente infatti di aggirare il divieto europeo ricorrendo ad alternative in plastica biodegradabile e compostabile che, in base alla norma comunitaria, dovrebbero invece essere considerate al pari di quelle ricavate da plastiche derivate da petrolio e gas fossile. Un’ulteriore violazione imputabile al nostro Paese è l’esclusione dall’ambito di applicazione della direttiva dei prodotti dotati di rivestimento in plastica con un peso inferiore al 10 per cento dell’intero prodotto”.
“In queste ultime settimane, – aggiunge Legambiente – stanno comparendo prodotti in plastica molto simili a quelli monouso ma ‘riutilizzabili’ per un numero limitato di volte, come indicato nelle confezioni. Un modo, a nostro avviso, per aggirare il bando e che porta ad un incremento dell’utilizzo di plastica piuttosto che ad una sua diminuzione”.
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