La frana di Cremenaga e Cadegliano Viconago, che è attiva sin dal 2000 e ha interessato più volte sia la ex provinciale 61 che l’alveo del fiume Tresa, che fa da confine naturale fra Italia e Svizzera, rappresenta una situazione sulla quale tenere sempre puntata l’attenzione. Ed è questo lo scopo del progetto Interreg A Cavallo Del Fiume Tresa: Prevenzione E Gestione Comune Delle Emergenze che coinvolge i due Paesi fra interventi di riduzione del rischio e la definizione di un protocollo operativo da adottare in caso di crisi.
Durante una presentazione avvenuta ieri sera sulla piattaforma Zoom, le diverse realtà locali che in questi anni si stanno interfacciando sulla questione hanno voluto informare anche i cittadini su quanto si sta portando avanti per studiare diverse modalità di prevenzione e azione in base ai vari scenari di rischio ipotizzati dagli studi geologici, cercando così di mantenere il più possibile il fragile equilibrio del movimento franoso.
Questo, infatti, non è completamente stabilizzabile e necessita quindi di un monitoraggio costante e di opere che contengano i possibili effetti di un nuovo crollo, come la realizzazione di due rampe per ridurre la capacità erosiva e il parziale ripristino di un tratto di difesa della sponda sinistra del fiume realizzato nel 2002. Oltre a ciò l’intenzione è quella di creare un bypass del Tresa, in territorio elvetico, in corrispondenza del fronte della frana, per evitare sbarramenti e garantire il flusso dell’acqua anche in caso di ulteriori eventi franosi.
Per capire quale sia la situazione attuale della frana, nella serata di ieri sono stati anche presentati i dati raccolti attraverso dei sensori inseriti lo scorso anno fra i 20 e i 60 metri di profondità: non essendoci stati eventi meteorologici particolarmente importanti, il fronte non è stato messo alla prova anche se, come ha spiegato Maurizio Pozzoni della Supsi, qualche leggera accelerazione a causa delle piogge estive è stata registrata. Episodi di maltempo più consistenti potrebbero quindi rappresentare un importante fattore di rischio in tal senso, ecco perché il geologo Luca Osculati, di Idrogea Servizi, ha voluto sottolineare l’importanza di lavorare, fin da ora, sulla gestione di eventuali emergenze, cercando di implementare ulteriormente il meccanismo di collaborazione fra Italia e Svizzera.
Da parte degli enti locali coinvolti, Comune di Cremenaga e Comunità Montana del Piambello, vi è stata invece la richiesta di proseguire in questo percorso, dando continuità al potenziamento dei tratti del fiume in ottica preventiva, anche perché, se la provinciale dovesse nuovamente essere chiusa, costringendo dunque i cittadini a percorrere strade di montagna o a utilizzare la viabilità elvetica, ciò creerebbe ulteriori disagi al territorio e al suo tessuto socio-economico.
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