La chiusura del 2021 con il PIL in crescita del 6,3% e la previsione di un ulteriore incremento del 4% a fine 2022 – che dovrebbe continuare anche negli anni successivi – porterà l’Italia, secondo la stima presentata nel rapporto pubblicato a dicembre dalla società di consulenza Prometeia, a continuare a crescere a ritmi superiori sia rispetto a quelli pre-pandemia sia rispetto a quelli degli altri Paesi dell’eurozona. Al netto, ovviamente, delle incognite legate all’evoluzione dell’emergenza Covid-19.
Ma come questa ripresa può influire sui “vicini di casa” svizzeri? “Abbiamo interesse che l’Italia vada bene perché è uno dei nostri partner economici più importanti”, ha affermato il direttore della Camera di commercio ticinese Luca Albertoni interpellato dalla testata Ticinonline.
L’altra faccia della medaglia, però, potrebbe riguardare il tema del frontalierato: sono infatti diversi i cantoni che evidenziano alcune difficoltà nel reperire manodopera qualificata in settori come, ad esempio, quello sanitario, ha spiegato Albertoni sostenendo che se il boom economico in Italia dovesse essere effettivamente importante e andare così a restringere il bacino di personale al quale poter attingere, ciò potrebbe creare qualche problema in più alle imprese che già ora faticano.
Tutto sta, secondo il direttore dell’ente camerale del Ticino, nel capire se si tratta di un boom congiunturale dovuto “all’abilità del premier Mario Draghi nel canalizzare le risorse dove serviva” o strutturale.
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