Il paese di una volta, con le sue osterie, le storiche botteghe, i personaggi e le sagome che di tanto in tanto riaffiorano nei racconti, capaci di resistere al tempo grazie a quel passaparola tra generazioni che attribuisce a fatti e volti un tono quasi leggendario, rivive oggi a Monvalle all’interno dei colorati riquadri di Ul Gioeugh De Muàll, versione “celebrativa” del Monopoly, gioco da tavola tra i più diffusi al mondo.
La paternità dell’idea è della Pro Loco, che per un anno intero ha lavorato alle modalità con cui dare concretezza al progetto, confezionandolo poi come gioco in scatola a tutti gli effetti, giusto in tempo per il Natale.
E così durante i giorni di festa, il lancio dei dadi e le corse delle pedine tra le caselle per accaparrarsi gli immobili più redditizi, seguendo le dinamiche dell’intramontabile gioco per “aspiranti capitalisti”, hanno animato i pomeriggi nei salotti monvallesi, dove il secondo Natale segnato dalla pandemia verrà ricordato non soltanto per le preoccupazioni sul numero dei positivi e per i dibattiti su Omicron, ma anche per l’avvento di una “variante” decisamente diversa dalle altre.
Sul tabellone il via è sostituito dal municipio; al posto della prigione troviamo il passaggio a livello di via XXV Aprile, che “se lo becchi, sta giù una vita”; in luogo dei classici “Parco della Vittoria” e “Viale dei Giardini”, ecco comparire “via Sottomonte”, “via delle Piane”, “via Golfo” e tante altre località che rientrano nella toponomastica del paese; e come pedine, sei barche che rimandano all’identità lacustre del borgo e alla caratteristica zona del Lido.
«L’idea è nata lo scorso anno, proprio sotto Natale e proprio durante una partita ad un gioco da tavolo – spiega Antonio Rossi, segretario della Pro Loco di Monvalle -. Abbiamo iniziato a pensare a qualcosa di simile, da personalizzare con dei richiami al nostro paese. Mio figlio Luca (attuale presidente della Pro Loco, ndr) ha impostato il percorso insieme ad un amico, io ho dato una mano per la parte logistica del lavoro. Abbiamo cercato un grafico che mettesse su carta le nostre idee, affidandoci a Samuele, un ragazzo della zona. Grazie al supporto di una stampante 3D abbiamo ottenuto le pedine, mentre altri collaboratori si occupavano dei disegni. Abbiamo poi assemblato un prototipo su carta, per sperimentare il gioco, facendolo provare a giocatori di tutte le età, e allo stesso tempo abbiamo avviato un giro di ‘interviste’ tra le persone più anziane del paese per farci raccontare aneddoti e storie sulla Monvalle di una volta».
I racconti sono «la vera chicca» di tutta l’opera, tiene a specificare Antonio, perché è con i dati e le testimonianze raccolte che il gruppo di lavoro ha reso la versione monvallese del Monopoly ancora più “locale”, tratteggiando con una serie di riferimenti al passato e al presente le carte che compongono i mazzi degli “imprevisti” e delle “probabilità”.
La qualità del lavoro finito? «Un orgoglio per noi e per tutta l’associazione. Le scatole sembravano uscite da una giocheria», sottolinea in conclusione Antonio. Di quelle scatole sono stati prodotti cinquanta pezzi. Tutti andati a ruba.
(In galleria fotografia alcuni dettagli grafici del gioco e l’elenco di tutte le persone che hanno partecipato alla realizzazione del progetto)
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