(A cura di Marina Perozzi e Diego Intraina) Risale al 16 novembre l’incontro tra l’Assemblea dei Sindaci del Piano di Zona di Luino e i vertici di ASST Sette Laghi, in cui si è discusso sul presente e il futuro della sanità nell’Alto Verbano, attraverso l’analisi e discussione del documento “Considerazioni e proposte sul futuro dell’Ospedale di Luino”.
Incontro definito “proficuo”, da parte di Antonio Palmieri, sindaco di Tronzano e presidente del Piano di Zona, ed Enrico Bianchi sindaco di Luino, ma i cittadini ancora non hanno ben chiaro come cambierà la sanità nel nostro territorio, in funzione dell’evoluzione in corso del Sistema Socio Sanitario Regionale, e come saranno declinati i nuovi termini introdotti: “Polo Ospedaliero”, “Polo Sanitario”, “Casa della Comunità”, “Ospedale di Comunità”.
In particolare, si vorrebbe capire meglio il significato delle parole del direttore socio sanitario, Ivan Mazzoleni, sugli importanti investimenti che riguarderanno il Polo Territoriale: “L’ospedale di Luino è stato individuato per accogliere sia un Ospedale di Comunità, sia una Casa della Comunità. Per il primo, stiamo valutando l’attivazione di sei posti letto pilota entro fine anno al primo piano del Padiglione centrale, destinati, al termine dei lavori di ristrutturazione, quindi nel giro di un anno, a diventare 20 insediati al quinto piano. La Casa della Comunità, invece, che servirà un territorio di 24 Comuni per 56.000 abitanti, sarà ospitata in un nuovo immobile, realizzato ex novo con tecniche e materiali ecocompatibili, che sarà costruito dove ora sorge la sede dell’ex guardia medica”.
Partiamo allora dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza Riforme e Investimenti (PNRR), il documento strategico, approvato definitivamente il 13 luglio, che prevede una serie di investimenti e riforme in risposta alla crisi pandemica. Suddiviso in 6 Missioni principali, il PNRR descrive le priorità di investimento per l’arco temporale 2021-2026, con l’obiettivo di rilanciare la struttura economico-sociale del Paese puntando in particolare sulle leve della digitalizzazione, della transizione ecologica e dell’inclusione sociale.
La Missione 6 dedica al tema della Salute e Sanità un ampio capitolo di riforme e investimenti volti in particolare a rafforzare e sviluppare le reti e i presidi territoriali, nonché le competenze digitali nel rapporto medico-paziente e il ricorso a strumenti quali il Fascicolo Sanitario Elettronico e la Telemedicina, dopo aver evidenziato una serie di criticità del nostro sistema sanitario:
– significative disparità territoriali nell’erogazione dei servizi, in particolare in termini di prevenzione e assistenza sul territorio;
– inadeguata integrazione tra servizi ospedalieri, servizi territoriali e servizi sociali;
– tempi di attesa elevati per l’erogazione di alcune prestazioni;
– scarsa capacità di conseguire sinergie nella definizione delle strategie di risposta ai rischi ambientali, climatici e sanitari.
A queste principali problematiche c’è poi da aggiungere la questione dei limitati investimenti nel reclutamento del personale, nella gestione e, soprattutto, nella formazione del personale nell’impiego di macchinari diagnostici complessi o nell’uso delle risorse offerte dalla medicina digitale, nonché la carente e disomogenea digitalizzazione nel territorio nazionale.
Come si prevede di superare, sul nostro territorio, queste oggettive criticità, al di là dell’imponente investimento economico previsto? E soprattutto, ci chiediamo come possano essere concretamente attuate, nell’Ospedale di Luino, le macro aree previste dal PNRR:
– potenziare il SSN, allineando i servizi ai bisogni delle comunità e dei pazienti, anche alla luce delle criticità emerse durante l’emergenza pandemica;
– rafforzare le strutture e i servizi sanitari di prossimità e i servizi domiciliari;
– sviluppare la telemedicina e superare a frammentazione e la mancanza di omogeneità dei servizi sanitari offerti sul territorio;
– sviluppare soluzioni di telemedicina avanzate a sostegno dell’assistenza domiciliare
“Casa” e “Comunità” sono le parole chiave da ricordare nella realizzazione degli investimenti previsti:
– Case della Comunità e presa in carico della persona: si tratta di una struttura fisica in cui opererà un team multidisciplinare di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti della salute e potrà ospitare anche assistenti sociali;
– casa come primo luogo di cura e telemedicina, saranno l’investimento più corposo nell’ambito della Salute nel PNRR;
– rafforzamento dell’assistenza sanitaria intermedia e delle sue strutture (Ospedali di Comunità): questi ultimi sono strutture sanitarie della rete territoriale a ricovero breve, destinate a pazienti che necessitano di interventi sanitari a media/bassa intensità clinica e per degenze di breve durata
Questa lunga, ma doverosa premessa, ci è servita per analizzare brevemente e commentare il documento che i sindaci del Piano di Zona di Luino hanno sottoposto ai vertici di ASST Sette Laghi, a partire dalle considerazioni sul territorio in cui opera un ospedale periferico come il nostro:
– la vastità dell’estensione territoriale associata a difficoltà nei trasporti;
– l’espansione stagionale estiva ella popolazione assistita connessa ai flussi turistici, con alta percentuale di stranieri durante il periodo estivo e nei diversi periodi di ferie;
– il progressivo invecchiamento della popolazione residente.
Queste, insieme all’analisi della situazione specifica del nostro nosocomio in merito alla sua funzionalità, corredata dai risultati di un questionario sottoposto ai medici di Medicina Generale del territorio, per valutare le sue carenze e le sue potenzialità, hanno permesso di formulare le seguenti necessità:
– il presidio ospedaliero di Luino avrebbe la necessità di potenziare l’area di emergenza/urgenza, in particolare del pronto soccorso, con affiancamento di alcuni posti letto di Terapia Intensiva/Sub-Intensiva;
– l’area della degenza, riassumibile nei reparti di Medicina Generale/subacuti, Chirurgia Generale – ortopedia Traumatologia e il reparto di Fisiatria e Medicina Riabilitativa, pur non essendo totalmente inadeguati, risultano sicuramente da potenziare.
Seria riflessione invece per quanto riguarda l’area ambulatoriale ed i settori su cui si ritiene debba essere formulata l’ipotesi di un loro potenziamento, così come alcuni aspetti dell’offerta chirurgica. Importante la segnalazione della necessità di attivare un servizio Hospice e Cure Palliative.
In conclusione, il documento dell’Assemblea dei sindaci ritiene che l’ospedale di Luino debba caratterizzarsi come “ospedale di zona montana e decentrata – si richiama, nuovamente, l’appartenenza territoriale ad una comunità montana – e ospedale di confine”. Non a caso il termine “confine” sta ad indicare che la vicinanza (non solo geografica) con il Canton Ticino deve permettere una relazione più stretta tra il nostro ospedale e quelli ticinesi, al fine anche di “mitigare la competizione e l’attrattiva professionale ed economica degli operatori”.
Aver deciso di affrontare collegialmente e politicamente un tema come quello dell’ospedale e della salute pubblica è, a nostro avviso, il modo migliore per far sì che i territori possano contribuire alla determinazione del loro futuro.
Aver colto l’opportunità dell’estensione di competenze dell’Ufficio Piano di Zona, che vede correttamente implementare l’ambito sociale di sua competenza con l’ambito sanitario, ci porta a credere che si sia finalmente intuito un reale bisogno ed individuato un possibile forum istituzionale dove si possano discutere ed articolare concreti pensieri sul tema olistico della salute.
Il documento percorre e descrive, almeno per ora, un’analisi sulle necessità territoriali e sulle opportune potenzialità dell’ospedale di Luino, una necessità che sembra essere consapevole della possibile “rivoluzione” che potrebbe avvenire qualora si gestisse al meglio la nuova triplice conformazione strutturale sanitaria: ospedale territoriale, ospedale di Comunità e Casa della Comunità.
Il documento, almeno su questa nuova visione e articolazione, sembra però risultare timido, sembra voler delegare agli enti superiori la qualità e la relazione, ancora poco definita, tra queste tre componenti. Invece sarà proprio il successo di questa idea e della sua concreta elaborazione, articolazione e connessione, il vero dinamismo potenziale e la vera innovazione territoriale.
La possibilità di andare a caratterizzare questa elaborazione, rispetto alle peculiarità territoriali e alle sue risorse umane, è il vero capitale aggiunto che potrebbe finalmente dare voce e giustizia alle numerose domande, quasi mai ascoltate, delle profonde Valli di cui è composto l’Alto Verbano.
Superare questa timidezza politica è la loro domanda silenziosa. Ridefinire la piramide istituzionale sembra proprio essere la volontà del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, quando parla delle missioni di “inclusione e coesione sociale” e di “salute”.
Ed è in questa volontà di “forzare le relazioni” che vorremmo che l’Ufficio piano di Zona continuasse ad elaborare, aprendosi alla società civile, magari attraverso tavoli di lavoro in cui si possano intercettare e mettere a frutto le risorse umane.
Noi nel nostro piccolo proveremo a contribuire a questa ricerca interrogando e pubblicando interviste che andremo a fare agli attori di settore principali (medici di base e operatori ospedalieri; politici) e quelli che “subiscono” le scelte (abitanti delle valli e dei centri urbani).
Sappiamo che questa rivoluzione dovrà concentrarsi e realizzarsi attraverso una co-progettazione (ed usiamo questo termine con cognizione di causa), che dovrà pianificarsi strategicamente partendo da una gratificante riqualificazione delle professionalità inserite all’interno di una dinamica presenza ed interpretazione dei luoghi operativi.
Luoghi che dovranno individuare e strutturare nuove relazioni di convivenza e che dovranno connettere forze interne (medicina multidisciplinare) e presenze esterne attive nella società civile (terzo/quarto settore). Relazione possibile solo qualora si decida di intraprendere percorsi in cui le persone non vengano sradicate dai loro luoghi di provenienza, ma seguite partendo dal loro habitat. Solo con questa strategica sensibilità operativa potremo portare benessere nei territori.
Queste riflessioni vorrebbero essere come un sasso gettato nello stagno, sperando di trasformare questa metafora in una presa di coscienza progressiva, che, come le onde concentriche che si allargano sulla superficie dell’acqua, richiami altre riflessioni, dia origine a nuovi interventi, opinioni e punti di vista, stimoli ulteriori approfondimenti.
Daremo dunque voce ai vari protagonisti di questa “rivoluzione sanitaria”, attraverso una serie di incontri e di interviste, perché essa merita di non ridursi alla semplice erogazione di fondi da distribuirsi e spalmarsi “a progetto” per salvaguardare la sopravvivenza di un ospedale.
L’attuazione di questo PNRR deve diventare un’opportunità per ricollocare l’individuo al centro di quella “coesione sociale e territoriale” di cui si parla negli obiettivi generali del documento, perché non avrebbe senso investire economicamente su una struttura se non la si immagina inserita in una progettualità territoriale, permeata di un tessuto di relazioni, di scambi, di collaborazioni tra persone.
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