Cuvio | 31 Ottobre 2021

Noemi e il Cammino di Santiago, una storia di rinascita e riscatto

La giovane 22enne di Cuvio ha raggiunto il suo obiettivo, mettendosi alla prova dopo un passato tutt'altro che felice. "Oggi sono consapevole della bellezza della vita"

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Toccare il fondo, a 14 anni, aggrapparsi alla propria vita in ogni modo, non senza momenti di difficoltà, facendosi aiutare dai migliori dottori in diverse comunità riabilitative-terapeutiche tra Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta, per cercare di superare un’adolescenza turbolenta ed un rapporto difficile con i propri genitori. Un obiettivo raggiunto, anche grazie all’esperienza del “Cammino di Santiago”, che ha portato a termine la scorsa settimana, dopo aver camminato per 700 chilometri in poco più di un mese.

Noemi è una ragazza 22enne luinese, che oggi vive a Cuvio, ma che dal 2014 al 2020 ha trascorso le sue giornate all’interno di strutture psico-sanitarie, fatte di perdite, di crisi e di tanti attimi di sconforto. “Ho deciso di partire grazie all’ispirazione che mi ha dato il dottor Carlo Arrigoni, responsabile dell’ultima comunità in cui sono stata, a Castellanza – racconta Noemi -. Dopo una tragedia che ha vissuto, ha cercato di ritrovare sé stesso lungo il Cammino di Santiago, che poi lo ha portato a scrivere appunto il libro ‘Uno psicanalista sul Cammino di Santiago’. È stato lui a consigliarmi di farlo, me ne ha parlato bene. Mi ha detto ‘sei giovane e intraprendente, fallo'”.

Tre giorni dopo, lo scorso 25 settembre, la giovane è partita in direzione Saint-Jean-Pied-de-Port, prima tappa del Cammino, con in spalla un solo zaino di 7 chilogrammi, ma pesante come un macigno per tutto il suo “passato”. “In un momento di confusione totale, dopo aver vissuto qualche anno a Genova, da sola, una volta diventata maggiorenne, sono tornata dai miei nella scorsa primavera – afferma ancora Noemi -. Non sapevo che direzione dare alla mia vita, se cercare lavoro, se riprendere gli studi abbandonati troppo presto, se andare a vivere da sola o se cercare di compiere una grande sfida con me stessa“.

Noemi ha scelto l’ultima via. “Mai prima di allora avevo ascoltato quello che sentivo dentro di me, sentivo di avere bisogno del tempo tutto per me, lasciando fidanzato, famiglia e tutti più affetti più cari. Volevo abbracciarmi e capirmi, in toto. Così, con i pochi soldi che sono riuscita a racimolare ci ho provato, con l’idea di ascoltare solo ciò che richiedeva la mia mente e il mio fisico”, continua ancora la giovane.

Noemi ha camminato dai 21 ai 34 chilometri al giorno per 9-10 ore , senza allenamento. “Le prime giornate sono state quelle più difficili, quelle in cui mente e corpo non mi davano tregua, anche se la voglia di raggiungere il traguardo era incredibile. Il primo giorno, arrivata all’ostello di Roncisvalle, ho pianto di gioia e di dolore, non sentivo più le gambe, mi erano venute fiacche, calli e tendinite dopo decine di chilometri e 1400 metri di dislivello”.

Tanti i momenti significativi per la luinese, partendo dal gruppo di italiani con il quale è partita da Sain Jean, persone con le quali è stata fino a Burgos. Genitori e figli, un ragazzo e un signore un po’ più anziano. “Abbiamo legato tanto, momenti di crisi, abbracci, pacche sulle spalle – spiega ancora Normi -. Rino, uno di questi signori, che come me ha avuto un passato travagliato, mi ha trattato come una figlia, mi ha sempre rincuorato. In modo diverso ma mi dava anche forza vedere tanti anziani e bambini in cammino come me”.

Cruz de Hierro è uno dei luoghi più importanti del Cammino per la sua importanza simbolica. Qui molti pellegrini trasportano una pietra dalle dimensioni proporzionate ai loro peccati, per poi liberarsene. Le pietre vengono posizionate nel mucchio presente nei pressi della croce. In aggiunta a questo, poi, in tanti lasciano oggetti o fotografie personali, dando alla croce un aspetto pittoresco e mistico.

“Anche io ho lasciato una mia foto di quando avevo 14 anni – racconta ancora Noemi -. L’idea è quella di non dimenticarmi di chi ero, sono consapevole degli errori, del mio vissuto e di tutti i problemi che ho avuto. Ma il passato per me è un ‘passato maestro’, per ricordare e per non fare gli stessi errori. Lì ho lasciato anche due foto di due mie compagne che hanno deciso di togliersi la vita. Penso sia stato il punto più difficile del mio cammino. Ero sola, ma lì sono rinata. Non avevo nessuno attorno, nessun condizionamento e nessuna influenza, nonostante mi renda conto quanto questo possa far paura”.

Noemi ha camminato per centinaia e centinaia di chilometri, sui Pirenei, in pianura, lasciandosi sedurre dai panorami del cammino, incontrando persone provenienti da ogni parte del mondo e con culture totalmente differenti tra loro, ognuno con una storia diversa da raccontare: chi dalla Cina, chi dal Giappone, dalla Corea del Sud, dall’Olanda, dalla Spagna, dall’America e dall’Irlanda, persino dalle Isole Fiji. “Non sapevo la lingua, ma ci ho provato, mi sono adattata. Era talmente grande la voglia di vita che era straordinario mettersi in gioco”, confessa ulteriormente Noemi.

Un’avventura, inoltre, contraddistinta dalla spiritualità, per raggiungere qualcosa di unico, mettendo l’anima davanti a tutto e, soprattutto, la fiducia in sé stessi, credendo nei cambiamenti di vita e nelle rinascite. “La sera era il momento della giornata che mi dava più forza per andare avanti – confessa la 22enne -. Ci sedevamo a tavola tutti insieme, un’aggregazione di anime: chi piangeva per il male fisico, chi per quello mentale, che magari come me durava da anni. A Burgos ho avuto un altro momento difficile di crisi, non sapevo se tornare a casa e abbandonare tutto o andare avanti. In ogni caso, sono riuscita ad arrivare a Santiago”.

All’arrivo, lo scorso 21 ottobre, Noemi ha corso, festeggiato con sconosciuti, ballato al suono della cornamusa. “Ero carica a mille gli ultimi chilometri, avrei camminato giorno e notte per arrivare a Santiago il prima possibile. È stato bellissimo incontrare ragazze che avevo conosciuto durante il cammino, non nascondo di aver avuto gli occhi lucidi. L’unico dispiacere è stato quello di non essere arrivata con i miei compagni di viaggio, ma sono felice di me stessa, nonostante abbia saltato qualche tappa per ottimizzare i tempi, prendendo il pullman. È stato bellissimo ricevere il certificato da pellegrino, con il mio nome e il mio cognome”.

Al ritorno a Cuvio, Noemi ora sta pensando al futuro: “Ora è dura, ma sono consapevole: ho voglia di vivere, ancor più di prima. Ho tanta voglia di aiutare le ragazzine in difficoltà, insegnar loro a crescere. Sarebbe bello studiare, penso che renda liberi. Non mi importa di quello che pensano gli altri della vita, io sarò sempre me stessa. Il Cammino mi ha fatto affrontare situazioni e sensazioni diverse, e mi ha fatto capire l’importanza del ‘qui ed ora’. Nessuna programmazione, tutto nuovo. Ho provato a programmare le giornate, niente andava come immaginavo. Quindi ho iniziato a ragionare sull’oggi per oggi, e sul domani per domani. Penso sia stato uno degli insegnamenti più grandi, senza ansie. Me lo porterò con me tutta la vita”.

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2 risposte a “Noemi e il Cammino di Santiago, una storia di rinascita e riscatto”

  1. Roncari Giorgio ha detto:

    Brava Noemi, nella vita momenti neri ci sono per tutti, i tuoi magari erano un poco più complicati e sono contento che il Cammino ti abbia aiutato come a suo tempo ha aiutato me. Il l’ho fatto 4 volte in bici ma l’anno prossimo vorrei farlo a piedi, almeno un poco. Asta la vista e adelante siempre con judizio. http://www.ilcamminodisantiago.com/wp-content/uploads/2012/02/Santiago-il-mio-camino-1.pdf

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