Mettere mano alle indennità dei sindaci è un obiettivo connesso alla prossima manovra, ma più in generale un’esigenza percepita da tempo in tutto il Paese, considerando che il calcolo delle cifre corrisposte ai primi cittadini per lo svolgimento del loro fondamentale compito sui territori, risale a vent’anni fa; fatta eccezione per un’unica modifica – al ribasso – inserita nella Finanziaria del 2006.
Da un articolo pubblicato nei giorni scorsi sulle pagine de “Il Sole 24 Ore” si apprende dell’esistenza di un programma di supporto agli enti locali attualmente in fase di elaborazione. Un documento che il ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta ha definito necessario, al pari di un ritocco delle indennità. Questa volta in positivo.
La cifra di cui si parla allo stato attuale corrisponde ad almeno 220 milioni di euro ma i lavori, come detto, sono in corso, in vista della prossima legge di bilancio. All’attività ministeriale, sul punto, si aggiunge anche il piano, in discussione presso la Commissione Affari costituzionali del Senato, che prevede l’unificazione di una serie di proposte già avanzate.
Il meccanismo messo a punto prevede di accomunare la retribuzione dei sindaci delle grandi città metropolitane a quella dei governatori di regione, adeguando poi di conseguenza anche le retribuzioni di tutti gli altri primi cittadini, compresi quelli eletti nei piccoli Comuni. La retribuzione dei presidenti di regione ammonta a 13.800 euro mensili, cifra che se lo schema dovesse essere approvato definitivamente verrebbe percepita, al 100%, anche dai sindaci di città come Milano, Torino, Roma e Napoli.
E per tutti gli altri? Le indicazioni prevedono l’estensione dell’aumento nella forma dell’80% rispetto alla cifra sopra indicata, per i primi cittadini dei comuni capoluogo di provincia e di regione con più di 100 mila abitanti. La suddivisione proseguirebbe poi attraverso i seguenti parametri: il 70% per i comuni capoluogo sotto i 100 mila abitanti e una percentuale inclusa tra il 19% e il 45% per i comuni non capoluogo da 5 mila fino a 50 mila abitanti.
Il progetto prevede infine un adeguamento della retribuzione anche per gli enti locali più piccoli, cioè i comuni che non superano la soglia dei 3 mila abitanti, per portare l’indennità a quota 1.659 euro lordi al mese: una strada già percorsa lo scorso anno ma senza successo, a causa di lacune nella copertura economica.
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