Per essersi sottratto alle proprie responsabilità di padre e agli accordi raggiunti a seguito della separazione dalla moglie, un cinquantatreenne originario di Cittiglio è finito a processo con l’accusa di violazione degli obblighi di assistenza familiare.
L’uomo prima dei fatti, avvenuti nel 2013, viveva a Laveno con i propri congiunti: un bambino di undici anni e la consorte. Da ex e in veste di testimone, la donna ha raccontato nel corso del dibattimento il progressivo allontanamento dell’imputato dalla famiglia, spiegando che per un certo periodo le fu corrisposta la somma mensile di 400 euro, e che il marito non mancò di occuparsi delle spese “extra” riguardanti il figlio.
Poi se ne andò, senza dare notizie di sé, senza preoccuparsi del futuro del bambino che, a differenza della madre, “non poteva certo impegnarsi nella ricerca di soluzioni alternative per mantenersi”, ha specificato il pubblico ministero Davide Toscani nel chiedere la condanna dell’uomo a quattro mesi di reclusione e 400 euro di multa.
L’avvocato Vittorio Crosta, difensore del cinquantatreenne, ha invece focalizzato l’attenzione sul contesto specifico del nucleo familiare, “dove la ex moglie non era di certo impossibilitata al lavoro. Non vi erano inoltre segnali che la stessa si trovasse in stato di bisogno per colpa dell’imputato”. L’uomo è stato condannato a tre mesi di reclusione e al pagamento di 300 euro di multa, per il comportamento assunto durante una parte del periodo oggetto del procedimento.
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