Luino | 24 Settembre 2021

Da Luino a Bologna per la marcia dei giudici onorari

Il magistrato Davide Alvigini rappresenterà l'ufficio del Giudice di Pace e i colleghi di Varese alla manifestazione di domani contro il precariato della categoria

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Lavoratori in nero, magistrati senza giustizia, braccianti del diritto. Sono ormai molteplici le definizioni per inquadrare la situazione di precarietà che interessa da tempo i giudici onorari di tribunale (GOT) e i vice procuratori onorari (VPO).

Nella realtà quotidiana di tutti i tribunali d’Italia, sono i professionisti che si occupano di portare avanti la metà circa dei procedimenti in corso, in ambito penale e civile. Emettono sentenze, rappresentano la pubblica accusa, si occupano di procedure complesse, anche fuori dall’aula, e di grande responsabilità.

Ma a differenza dei colleghi di carriera, devono fare i conti con una serie di tutele negate e con l’assenza di una giusta retribuzione per il compito che svolgono, inquadrato nel 1991 – anno d’istituzione di got e vpo – come “temporaneo rimedio” per fronteggiare le difficoltà di una magistratura ingolfata; un compito ancora oggi di vitale importanza per amministrare la giustizia.

I magistrati onorari sono quasi cinquemila, selezionati tramite apposito concorso tra avvocati e laureati in giurisprudenza. Molti di loro si ritroveranno domani a Bologna per una manifestazione indetta allo scopo di sensibilizzare il governo e l’opinione pubblica nei confronti di una condizione lavorativa per cui si attende un cambiamento reale, riconosciuto come necessario dalla politica che è però rimasta alle frasi di circostanza nonostante ripetute violazioni del diritto comunitario, che a fine luglio hanno portato la Commissione europea ad aprire una specifica procedura di infrazione dalla quale potrebbero giungere elevate sanzioni.

I giudici “volontari” percepiscono allo stato attuale un gettone di presenza di 98 euro lordi ogni cinque ore di udienza. Se l’udienza salta – per esempio in caso di malattia – il guadagno si azzera. Il lavoro d’ufficio, ampio e articolato, non è retribuito. Non esistono rimborsi per le spese di trasferta, aggiornamento e formazione. Niente ferie, nessuna copertura né permessi retribuiti, nessun diritto per quanto concerne congedi e maternità. Niente trattamento pensionistico. Per i vpo il guadagno supera di poco i 70 euro a sentenza, ma la loro presenza garantisce lo svolgimento dell’80% circa dei processi penali, anche nei contesti in cui i reati commessi e l’entità delle pene da comminare raggiungono livelli significativi.

A Bologna i magistrati si riuniranno fuori dalla Corte d’Appello e raggiungeranno poi in cammino il santuario della Madonna di San Luca, simbolo del pellegrinaggio. All’iniziativa sarà presente anche il magistrato onorario Davide Alvigini, in rappresentanza dei colleghi di Varese e dell’ufficio del Giudice di Pace di Luino, dove presta servizio.

“Risolvere al più presto l’anomalia di questi ‘magistrati senza Giustizia’, approvando con decretazione d’urgenza una riforma equa, è un dovere dello Stato, essendosi lo stesso avvantaggiato per decenni, in modo sistematico, del loro lavoro qualificato e sottopagato – si legge tra le righe conclusive di una nota firmata dal coordinamento bolognese di Assgot, l’associazione della categoria -. Si tratta di una questione morale che dovrebbe interrogarci tutti e che chi ci governa, o ci rappresenta nelle istituzioni, non può più ignorare”.

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