Una condanna a due anni e otto mesi di reclusione, che si sommano ad un risarcimento per danni morali all’ex moglie, di trentamila euro, e a due dei tre figli, costituitisi parte civile, con 15mila euro ciascuno. È questo quanto emerso nei confronti di un 57enne di Maccagno con Pino e Veddasca nel processo per maltrattamenti in famiglia che si è tenuto negli scorsi giorni a Varese.
La requisitoria, come raccontava “La Prealpina” negli scorsi giorni, ha evidenziato quanto avvenuto in questi anni, dal 2005 al 2017, che ha portato la pm Lucilla Gagliardi a convincere il giudice del Tribunale di Varese Andrea Crema a condannare l’uomo.
Nel periodo preso in considerazione durante il processo si parla di aggressioni fisiche e verbali, tra schiaffi, pugni e calci alla moglie e ai figli, senza dimenticare insulti pesanti alla compagna, rea di non voler dare all’uomo i soldi per le sigarette o per le slot machine. Privazioni, divieti ad uscire di casa e pochi soldi: mentre l’uomo spendeva il denaro, giocando, moglie e figli, per vestirsi e mangiare, dovevano rivolgersi alla Caritas e al parrocco.
La donna, però, aveva deciso di porre fine alla convivenza, ma il marito non ne voleva sapere e si appostava sotto casa sua o nei pressi del luogo di lavoro, scrivendole continuamente messaggi e minacciandola, anche di morte. Accuse che l’imputato, difeso da Ivana Mombelli, secondo la quale alcuni episodi sono stati enfatizzati ha sempre respinto, come racconta sempre Prealpina: “Non ho mai picchiato mia moglie, né i miei figli. Non è vero niente, hanno detto il falso”, aveva dichiarato nell’udienza precedente. L’uomo era già stato condannato a Como, dove la famiglia si era trasferita per un certo periodo ,per aver dato una sberla all’allora moglie.
A descrivere quello che si viveva in casa è stato il legale della parte civile: “I figli odiavano la sera, quando la famiglia si riuniva a tavola: finiva sempre sottosopra, lui alzava le mani. I bambini e i ragazzi vivevano con ansia il suo ritorno dal lavoro”.
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