Cunardo | 25 Agosto 2021

Cunardo, rinasce l’amaro Castelvecchio

Il liquore, creato a inizio ‘900 da Pietro Busti, è stato riscoperto e rimesso in produzione dall’attuale titolare della Vecchia Cunardo, Roberto Bossi

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Le erbe giuste, una ricetta segreta rimasta nel cassetto per una settantina d’anni: questo è il Castelvecchio, un amaro antico che appartiene da oltre un secolo alla storia di Cunardo e che ora è rinato grazie alla volontà di Roberto Bossi, titolare della Vecchia Cunardo, il locale in cui, anni fa, si gustava proprio questo liquore.

La scintilla che ha spinto Bossi a seguire questa strada è arrivata quattro anni fa quando – come racconta su La Prealpina – una vecchia bottiglia, dal tipico colore verde, di questa bevanda gli è stata donata da un avventore: “Non l’ho aperta e non la stapperò mai”, ma in quel momento “ho iniziato a risparmiare del denaro per pensare a un’eventuale produzione”.

Produzione che si è avviata grazie all’incontro con i famigliari di Pietro Busti, colui che ha inventato il Castelvecchio agli inizi del Novecento. La collaborazione, nata già per la stesura di alcuni volumi dedicati al paese – racconta ancora Bossi sul quotidiano locale –, si è così spostata sulla distillazione del liquore.

Una scelta accurata degli ingredienti da utilizzare – fra i quali compaiono bacche di ginepro e alloro – e ripetute sperimentazioni hanno permesso a Busti di creare questo particolare amaro e a Bossi di recuperarlo e riportarlo così in auge: segno di una tradizione non completamente dimenticata e che può, quindi, rappresentare un nuovo punto di forza per Cunardo.

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