L’avvento della digitalizzazione ha avuto un impatto su molteplici settori e professioni, coinvolgendo anche l’apparentemente inattaccabile contesto finanziario. Questi profondi cambiamenti hanno stravolto anche il mercato valutario e criptovalutario. Tra le principali criptovalute (o valute digitali), la più celebre e conosciuta è certamente il Bitcoin.
Tuttavia, nonostante sia (almeno in via teorica) ampiamente diffusa, esistono molti aspetti sconosciuti alla massa. In questa guida, grazie anche ai suggerimenti di Crypto Engines, andiamo a conoscere 5 curiosità che probabilmente non tutti conoscono sul Bitcoin.
Il reale fondatore resta anonimo
Sono trascorsi ormai oltre 10 anni dalla creazione del Bitcoin, ma ciò nonostante non si è ancora scoperta l’identità del suo creatore. Uno dei nomi più ricorrenti quando si parla del probabile fondatore del Bitcoin è quello di Satoshi Nakamoto. Quello che però molti non sanno è che si tratta di uno pseudonimo, dietro al quale si cela un personaggio anonimo e ancora non svelato. Molti esperti nutrono parecchi dubbi persino sull’effettiva esistenza di una persona fisica.
L’importanza strategica della chiave privata
Per accedere al proprio wallet digitale è necessario possedere una chiave privata, altrimenti potrebbe rivelarsi una “mission impossible”. Infatti, trattandosi di una criptovaluta completamente decentralizzata, risulta indispensabile avere una chiave di accesso.
Tuttavia, questi suggerimenti non sono sempre seguiti alla lettera. Non deve sorprendere che oltre il 25% dei Bitcoin presenti sul mercato viene dispersa a causa dell’incapacità dei proprietari di inserire la corretta chiave di accesso.
La limitata disponibilità di Bitcoin
Molti non sanno che non esiste una quantità infinita di Bitcoin sul mercato. Il limite attuale è di circa 21 milioni e si stima che in circolazione ve ne siano ad oggi non più dell’80%. Gli esperti del settore, tuttavia, hanno identificato nel 2140 l’anno entro il quale tutti i Bitcoin verranno minati.
Un valuta tradizionale, ma digitale
Il numero di Paesi che ha iniziato ad accettare il Bitcoin come uno strumento di pagamento è in costante aumento e questo vale a prescindere dal bene che viene acquistato.
Uno dei precursori di questa nuova tendenza sono stati gli Stati Uniti, specialmente nel settore immobiliare, ma sono molti i Paesi che hanno seguito questo esempio (tra i quali figura anche l’Italia).
L’ascesa inarrestabile
Uno dei primi a credere nel potenziale del Bitcoin fu lo sviluppatore Laszlo Hanyecz, che nel 2009 ordinò due pizze di 15 dollari l’una pagandole la bellezza di 10.000 Bitcoin, allo scopo di dimostrare l’effettiva validità della criptovaluta come metodo di pagamento riconosciuto e valido.
Evitare siti non affidabili
Prima di investire in Bitcoin è necessario studiare e formarsi: il trading è un business tanto selettivo, quanto paradossalmente aperto a tutti.
Occorre rivolgersi a piattaforme affidabili per evitare quei siti che non godono di autorizzazioni e licenze. Verificare sempre che le piattaforme rispettino gli standard previsti dalla normativa europee sugli investimenti e che godano dell’autorizzazione della CONSOB o della CySEC.
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