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Laveno Mombello | 22 Giugno 2021

Laveno, gli impianti a fune fanno paura: “Dopo il Mottarone, calati del 90% gli accessi alla bidonvia”

Lo ha rivelato la responsabile della struttura al quotidiano La Prealpina: "Il nostro impianto è sicuro ed è sempre sottoposto a controlli e manutenzione"

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Nel giro di un mese gli accessi alla bidonvia di Laveno Mombello, l’impianto a fune che conduce a quota 1062, sulla vetta del monte Sasso del Ferro, sono calati di circa il 90%.

E’ “l’effetto Mottarone”, come lo ha definito il quotidiano La Prealpina che ha raccolta la testimonianza dei gestori dell’impianto, preoccupati per il clima di paura e sfiducia generato dalla immane tragedia che lo scorso 23 maggio ha provocato la morte di quattordici persone sulla sponda opposta del Verbano.

Paola Mattioni, responsabile di Funivie del Lago Maggiore, società che gestisce la struttura lavenese dotata di telecabine biposto, così come l’albergo ristorante situato in vetta alla montagna che domina il Verbano dalla sponda lombarda ha spiegato la situazione tramite le pagine del quotidiano locale. I numeri parlano da soli: “Fino al giorno del disastro avevamo dalle 700 alle 1000 persone ogni domenica. Da allora ne trasportiamo mediamente un centinaio“.

Cittadini e turisti sembrano aver sviluppato la fobia degli impianti a fune e le prime conseguenze non hanno tardato a manifestarsi. Il dramma di un mese fa, quando ciò che si riteneva impensabile si è verificato, e una cabina dell’impianto Stresa – Mottarone con a bordo quattordici persone ha iniziato la sua folle corsa all’indietro, priva di freni di emergenza, per poi cadere nel vuoto, è ancora troppo vivo e attuale. Ha toccato nel profondo la sensibilità di tutti, anche di chi ama viaggiare, raggiungere vette elevate e lasciarsi trasportare dalle sensazioni che si sprigionano davanti a panorami unici e spettacolari. Proprio come quelli che contraddistinguono il Sasso del Ferro e la montagna dei due laghi.

Al momento, come sottolinea ancora La Prealpina, il fatto che la cabina dello schianto sia stata volontariamente privata del sistema frenante, pare non aver influenzato, nelle ultime settimane, il comportamento degli utenti della cabinovia di Laveno, passato di colpo all’eccesso di prudenza.

“Dopo quello che è successo si è parlato tanto, anche in modo sbagliato, del nostro settore – ha ribadito Paolo Mattioni attraverso il quotidiano -. Sembra quasi che gli impianti non siano controllati. Ma non è così. Anzi, i funzionare dell’Ustif, l’ufficio ministeriale, escono regolarmente per fare ispezioni di persona e se non è tutto a posto non rilasciano il nullaosta. Il nostro impianto, lo ribadisco, è sicuro ed è sempre sottoposto a controlli e manutenzione“.

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