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Maccagno | 17 Giugno 2021

Maccagno, l’integrazione che funziona e diventa un’opportunità per tutti

Positivo il bilancio dei sei anni di collaborazione tra Comune e Agrisol per accogliere e formare un gruppo di giovani migranti. Dall'esperienza è nata una rete civica

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Una esperienza umanitaria importante“. Con queste parole il sindaco di Maccagno, Fabio Passera, tramite il quotidiano La Prealpina, ha inquadrato il lavoro svolto dal Comune, in collaborazione con la Cooperativa Agrisol Servizi, nell’ambito del progetto di accoglienza e protezione internazionale per cittadini stranieri, che si è da poco concluso.

Un progetto durato sei anni e ricco di soddisfazioni, cominciato nel 2015 con la chiamata dell’allora prefetto Giorgio Zanzi che chiese all’amministrazione del paese lacustre, data la disponibilità in loco di alcuni locali idonei al piano di integrazione, di sostenere la causa di un gruppo composto da circa trenta giovani migranti in cerca di una nuova vita.

Il periodo, ha sottolineato Passera, sempre tramite il quotidiano locale, era già quello delle drammatiche migrazioni via mare che tanta sofferenza hanno generato (e generano tuttora) tra le acque del Mediterraneo, con tutte le implicazioni del caso – tra pregiudizi e propaganda politica – che hanno contribuito anche qui, sul territorio dell’alto Varesotto, a creare una visione negativa, piuttosto diffusa, del fenomeno migratorio in sé.

Ma la volontà di scrivere una pagina diversa superando difficoltà e timori, ha spinto l’amministrazione ad accettare la sfida. Una sfida che oggi si può considerare vinta. Il gruppo di migranti ha alloggiato nei locali dell’ex canonica di Maccagno superiore (grazie anche al contributo e alla presenza attiva di don Franco Bianchini), e per sei anni ogni ragazzo ha lavorato su sé stesso e sulle proprie capacità, facendo leva sull’esigenza di restituire qualcosa alle persone che in principio avevano deciso di investire su di loro, dandogli fiducia e spazio per costruirsi un futuro differente.

Hanno imparato la lingua, partecipato a corsi di formazione, acquisito nozioni poi messe in pratica in diverse attività del paese. Alcuni si sono impegnati come operatori ecologici, un ragazzo è stato inserito nell’organico dell’istituto scolastico come bidello. Tutti hanno trovato una strada da seguire, amministrazione comunale compresa. L’esperienza condivisa con Agrisol, infatti, molto ha dato, in termini di organizzazione e modalità, allo sviluppo di quella che è oggi la Rete civica dei sindaci per l’accoglienza, che coinvolge una trentina circa di Comuni della provincia di Varese, per un totale di oltre 1500 stranieri ospitati.

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